Ci risiamo. Dopo mezzo secolo passato a guardare il nucleare come quell'ex tossico ma affascinante, gli Stati Uniti hanno deciso di ricascarci. Il 23 giugno 2026 il Dipartimento dell'Energia (DOE) ha annunciato 17,5 miliardi di dollari di prestiti agevolati per finanziare la costruzione di 10 grossi reattori in cinque siti. Nome del programma, con tutta la sobrieta' del caso: American Nuclear Supply Chain Loans. Perche' se ci metti "supply chain" dentro suona serio.
L'idea e' rimettere in piedi la filiera nucleare americana, che negli ultimi decenni ha piu' o meno arrugginito, e accelerare di un paio d'anni la posa dei reattori AP1000 targati Westinghouse. Reattori da circa 1.100 megawatt l'uno, che nella migliore delle ipotesi entreranno in funzione verso il 2035. Praticamente domani, se sei una centrale nucleare.

Il dettaglio che rovina la festa
Diciassette virgola cinque miliardi sembrano tanti, finche' non leggi la letterina in fondo. Secondo Edwin Lyman della Union of Concerned Scientists sono "una goccia nel mare": il costo totale dei 10 reattori potrebbe arrivare vicino ai 200 miliardi (le stime piu' caritatevoli parlano di 90). Quindi lo Stato mette il 10-20%, il resto lo trovi tu, caro investitore.
E qui arriva la parte migliore: non esiste ancora un solo contratto di costruzione firmato. I soldi servono a comprare i "long-lead items", i pezzi che ci mettono anni ad arrivare, ma se poi i cantieri non partono davvero quei componenti finiscono in un magazzino a prendere polvere. Westinghouse dice di aver firmato lettere d'intenti con sette possibili partner. Lettere d'intenti. Cioe' il "ci sto pensando" versione aziendale.
Perche' tanta timidezza? Perche' le utility americane hanno ancora i brividi dall'ultima volta. Gli unici due AP1000 completati negli USA, a Vogtle in Georgia, sono arrivati con sette anni di ritardo e circa il doppio del budget preventivato. Ogni amministratore delegato che oggi alza la mano sa che dovra' spiegare agli azionisti perche' vuole rifare la stessa scommessa. "Investitore prudente" e' la formula magica che li tiene inchiodati alla sedia.

Nel frattempo, in Cina
La ciliegina geopolitica: gli stessi reattori AP1000, quelli che negli Stati Uniti diventano un incubo da project management, in Cina vengono costruiti a scala industriale, in serie, senza tanti drammi. E' un po' l'incubo ricorrente di Washington: aver inventato la tecnologia e vedersela costruire meglio da qualcun altro.
Il tutto si incastra nella strategia energetica dell'amministrazione Trump, che ha messo il nucleare al centro con l'obiettivo — molto ambizioso, diciamo cosi' — di quadruplicare la capacita' nucleare americana entro il 2050. Tra data center affamati di elettricita' per l'AI e la voglia di "dominanza energetica" (parole loro), la scommessa e' che stavolta andra' diversamente.
Magari andra' davvero cosi'. Magari nel 2035 avremo dieci reattori scintillanti e bollette piu' leggere. Oppure avremo un magazzino pieno di componenti costosissimi e un altro powerpoint sulla "rinascita nucleare" da mettere in archivio accanto agli altri. Per ora quello che c'e' di concreto e' un comunicato stampa, un acronimo (EDF, Energy Dominance Financing) e la solita, eterna promessa: fidatevi, stavolta finiamo in tempo.
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