Se pensavate che la guerra dei satelliti fosse una roba da film anni '90, beh, benvenuti nel 2025. Amazon ha appena annunciato l'acquisizione di Globalstar per la modica cifra di 11,57 miliardi di dollari. Sì, miliardi con la B maiuscola. L'obiettivo? Costruire una mega-costellazione di satelliti in orbita bassa terrestre e dare finalmente filo da torcere a Starlink di Elon Musk.
Il progetto si chiama Amazon Leo e, diciamolo, finora non è che abbia brillato: circa 200 satelliti in orbita contro gli oltre 10.000 di Starlink. Praticamente come presentarsi a una gara di Formula 1 con un monopattino. Ma con l'acquisizione di Globalstar e i suoi 50 satelliti già operativi (più tutta l'infrastruttura terrestre sparsa tra Louisiana, Irlanda, Brasile e Francia), Amazon spera di accelerare decisamente.
Il piano è ambizioso: migliaia di satelliti attivi entro il 2028, con l'obiettivo di offrire internet e servizi di telefonia mobile dallo spazio. Il CEO Andy Jassy ha già sfoggiato una lista di clienti in attesa che farebbe invidia a un ristorante stellato: Delta Airlines, JetBlue, AT&T, Vodafone, la NASA e pure la rete broadband australiana. Niente male per uno che ancora deve lanciare il grosso della flotta.
Il dettaglio piccante? Globalstar è la stessa azienda che dal 2022 fornisce ad Apple la funzione SOS via satellite su iPhone e Apple Watch. Apple nel 2024 ha preso una quota del 20% in Globalstar. Amazon ha già garantito che il servizio per la Mela continuerà — perché quando spendi 11 miliardi, puoi permetterti di essere magnanimo.
E come se non bastasse, c'è anche Blue Origin — la compagnia spaziale dello stesso Jeff Bezos — che ha annunciato il progetto TerraWave: 5.400 satelliti entro fine 2027 per connettività business. In pratica, Bezos sta giocando una partita a scacchi con sé stesso, controllando sia il razzo che il satellite.
Intanto SpaceX si prepara a quotarsi in borsa con una valutazione che potrebbe superare i mille miliardi di dollari. Starlink da solo porterebbe entrate tra 500 milioni e 1,2 miliardi dai soli abbonamenti individuali. La domanda vera non è se Amazon riuscirà a competere, ma se lo spazio è abbastanza grande per tutti questi ego miliardari.
Una cosa è certa: tra Musk che manda satelliti come coriandoli e Bezos che compra aziende come se fossero su Amazon Prime, il cielo sopra le nostre teste sta diventando il nuovo campo di battaglia del capitalismo tech. E noi qui sotto, ancora a litigare con il Wi-Fi del bar.
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