Anno MMXXVI · Giorno CCXXV · Giovedì
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

Abbassa, che non vedo.

C'è un momento preciso in cui, per vedere meglio, abbassi la radio — e gli occhi non c'entrano niente.

C'è un gesto che facciamo tutti e nessuno ammette. Arrivi vicino a un posto che non conosci, cerchi il numero civico giusto, oppure devi infilarti in un parcheggio da due centimetri, e la prima cosa che fa la mano — prima ancora del cervello — è abbassare la radio. Zitta. Ecco, adesso ci vedo.

Che poi non ha alcun senso. Gli occhi funzionano uguale con Vasco a palla. La targa non diventa più leggibile perché hai tolto il volume. Eppure il cervello, quel pigrone, quando deve concentrarsi su una cosa difficile stacca la spina a tutto il resto, e la musica è la prima a saltare. Come se avessi una quantità fissa di attenzione e ogni canzone ne rubasse un pezzo che ti serviva per non salire sul marciapiede.

Il bello è che lo facciamo anche da soli. Nessuno ci vede, nessuno ci giudica, e abbassiamo lo stesso. A volte ci parliamo pure — “dai dai dai” mentre entri in retromarcia — come se dare la voce alle ruote servisse a qualcosa. Siamo animali strani. Costruiamo macchine che vanno a duecento all'ora e poi, per parcheggiarne una, ci serve il silenzio come a un monaco.

Poi trovi il posto, spegni, e la prima cosa che fai è rialzare il volume. Come se il pericolo fosse passato. Come se adesso, da fermo, potessi finalmente permetterti di sentire di nuovo.

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