Guidi, la radio va, e a un certo punto devi trovare il civico 47. Cosa fai? Abbassi il volume. Non aggiusti gli occhiali, non ti sporgi sul parabrezza. Zittisci la musica. Come se Vasco fosse parcheggiato di traverso proprio davanti al numero che stai cercando.
Il bello e' che funziona. O almeno ci convinciamo che funzioni. Il cervello ha una quantita' finita di attenzione, e quando gliene chiedi troppa da una parte va a rubarla altrove. Vedere, in quel momento, costa. E la prima cosa che sacrifichi e' l'orecchio, che tanto — pensi — per leggere un numero non serve. Peccato che quel numero lo leggi con gli occhi da vent'anni senza aver mai spento niente.
Ne facciamo un sacco di gesti cosi'. Trattengo il respiro mentre infilo la chiave nella toppa al buio. Sporgo la lingua mentre parcheggio in retromarcia. Strizzo un occhio per infilare il filo nell'ago anche quando l'ago e' enorme. Riti che nessuno ci ha insegnato e che nessuno ha mai messo in discussione, perche' intanto — guarda — il civico l'ho trovato.
Poi rialzi il volume. E la canzone e' andata avanti senza di te, tre secondi che non tornano piu'. Non che ti importi. Era comunque una radio.

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