Dio disse: sia luce. E luce fu. Poi, qualche miliardo di anni dopo, arrivò la bolletta — e a quel punto persino lo Stato più piccolo del mondo ha deciso che era ora di mettersi in proprio. Il Vaticano ha ufficialmente avviato le pratiche per costruirsi un maxi impianto agrivoltaico e diventare, parole loro, il primo Stato al mondo alimentato al 100% da elettricità rinnovabile. Mezzo chilometro quadrato di territorio, San Pietro illuminato dal sole anche di notte (metaforicamente, eh, calma).
430 ettari di pannelli per uno Stato grande come un quartiere
L'impianto sorgerà a Santa Maria di Galeria, una quarantina di chilometri a nordovest di Roma, dove da decenni ci sono i tralicci di Radio Vaticana. È una zona extraterritoriale della Santa Sede grande circa 430 ettari: cioè, tenetevi forte, una decina di volte l'intera Città del Vaticano. Il paradosso è servito: lo Stato più minuscolo del pianeta produrrà la sua energia su un terreno dieci volte più grande di sé stesso. Una specie di tascabile che si compra il garage formato hangar.
Il bello dell'agrivoltaico è proprio questo: invece di sigillare il suolo sotto una distesa di silicio, i pannelli vengono montati su strutture sopraelevate, e sotto si continua a coltivare. Anzi, l'ombra parziale spesso aiuta: gli studi parlano di rese che salgono fino al +30% per la vite, +40% per le colture foraggere, con meno acqua sprecata. Tradotto: pomodori e moduli fotovoltaici che convivono nello stesso campo. Persino il creato, qui, fa squadra.

Fratello Sole, sorella bolletta
Il nome del progetto è un omaggio non proprio sottile: "Fratello Sole", dritto dal Cantico delle Creature di San Francesco. La regia è papale a doppia firma. Tutto parte da Papa Francesco, che nel giugno 2024 firma il motu proprio omonimo dando mandato di costruire un impianto capace di rendere il Vaticano energeticamente autosufficiente, in piena coerenza con la sua enciclica Laudato si'. Poi, alla sua morte, eredita il dossier Papa Leone XIV, che lo sposa in pieno: in visita al sito nel giugno 2025 lo aveva definito "una bellissima opportunità" e "un esempio molto importante" da offrire al mondo.
E qui Leone fa sul serio. Il 1° giugno 2026 istituisce con un chirografo la fondazione "Fratello Sole", l'ente che dovrà tirare su materialmente l'impianto. Pochi giorni dopo, il 10 giugno, arriva l'accordo con Acea — la multiutility partecipata dal Comune di Roma — che metterà mano a progettazione e realizzazione. Nel frattempo l'intesa con lo Stato italiano, firmata a luglio 2025 a Palazzo Borromeo, è entrata ufficialmente in vigore il 27 maggio 2026. La burocrazia, per una volta, ha camminato.

Cento milioni, zero incentivi, e l'avanzo lo regala all'Italia
I dettagli economici restano riservati, ma le cifre che circolano parlano di un investimento attorno ai 100 milioni di euro — e qui c'è il dettaglio che fa alzare il sopracciglio: il Vaticano non incasserà incentivi pubblici italiani. Paga tutto di tasca propria. Anzi, fa pure di meglio: l'energia prodotta in eccedenza resterà a disposizione della Repubblica Italiana, "anche per finalità sociali", e il nostro Paese potrà conteggiarla per centrare i propri obiettivi europei sulle rinnovabili.
Insomma: lo Stato della Chiesa si autofinanzia la transizione, raggiunge il 100% di pulito e fa pure la carità energetica all'Italia — che nel frattempo arranca sui target green e rischia di lasciare indietro perfino i fondi del PNRR. C'è qualcosa di esteticamente perfetto nel fatto che la lezione di decarbonizzazione arrivi dal posto dove governa uno che, ufficialmente, risponde a un'autorità ancora più in alto.
Resta da vedere quando le pale — pardon, i pannelli — gireranno davvero: tra accordi, fondazioni e cantieri, i tempi del Vaticano si misurano notoriamente in conclavi, non in trimestri. Ma la direzione è segnata. E se funziona, la prossima volta che qualcuno vi dirà che "il fotovoltaico non conviene", potrete rispondere che persino Dio si è messo a fare l'autoconsumo.
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