Era solo lunedì quando Donald Trump ha guardato l'Europa dritta negli occhi — da dietro il bunker della Casa Bianca — e ha pronunciato la frase che da settantasette anni nessun presidente americano aveva mai osato dire ad alta voce: «Sto seriamente valutando di lasciare la NATO.»
Non era una battuta. Non era un negoziato. Era una dichiarazione di guerra — non a un nemico, ma a tutti i suoi alleati.
In un'intervista al Daily Telegraph, Trump ha definito la NATO «una tigre di carta», aggiungendo con nonchalance che «anche Putin lo sa, tra l'altro». Come se non bastasse, ha precisato a Reuters: «Assolutamente, senza dubbio. Non lo faresti anche tu al posto mio?»
Il contesto è fondamentale. Trump è furioso perché nessun alleato NATO ha partecipato alla sua guerra contro l'Iran. L'Italia ha negato l'uso della base di Sigonella. La Francia ha chiuso il suo spazio aereo ai rifornimenti israeliano-americani. La Spagna ha vietato i sorvoli. Il Regno Unito è stato attaccato direttamente da Trump: «Non avete nemmeno una marina militare. Siete troppo vecchi e le vostre portaerei non funzionano.»
L'Articolo 5? Chiedilo al mio avvocato
Il colpo più basso non è arrivato da Trump, ma dal suo segretario alla Difesa Pete Hegseth. Interrogato sull'impegno americano verso l'Articolo 5 della NATO — quello che dice che un attacco a un membro è un attacco a tutti — Hegseth ha declinato di riconfermarlo. La decisione, ha detto, «spetta al presidente».
Traduzione: la più grande garanzia di sicurezza dell'Occidente è diventata una variabile dipendente dall'umore di un uomo.
Rubio, dal canto suo, è stato cristallino su Fox News: «La NATO non può essere un'alleanza a senso unico. Se non ci date basi e appoggio quando ne abbiamo bisogno, non è un buon accordo.»
Tusk: «È il piano dei sogni di Putin»
Il premier polacco Donald Tusk è stato il primo leader europeo a leggere la scritta sul muro — e a dirla ad alta voce. Su X ha scritto: «La minaccia dello scioglimento della NATO, l'allentamento delle sanzioni alla Russia, la massiccia crisi energetica in Europa, il blocco degli aiuti all'Ucraina e il veto di Orbán al prestito per Kyiv — tutto questo sembra il piano dei sogni di Putin.»
Non aveva torto. In modo quasi simultaneo:
- Orbán ha bloccato nuove sanzioni UE alla Russia e un prestito UE per l'Ucraina
- Gli Stati Uniti hanno alzato le sanzioni sul petrolio russo (fino all'11 aprile) per calmare i prezzi
- Il gas europeo è schizzato del 70% dall'inizio della guerra con l'Iran
- Trump ha minacciato di tagliare le forniture militari all'Ucraina se l'Europa non si unisce alla coalizione per Hormuz
La NATO senza l'America? Dal Summit dell'Aia all'Ankara
Appena nove mesi fa, al summit dell'Aia, tutti i 32 membri NATO avevano firmato l'impegno al 5% del PIL per la difesa (3,5% per armamenti). Sembrava una vittoria diplomatica di Mark Rutte. Oggi quel consenso è cenere: l'Iran ha distrutto ogni fragile accordo.
Il prossimo summit, previsto per il 7-8 luglio ad Ankara, si prospetta come uno scontro frontale tra Trump e tutti gli altri leader. Ma la domanda vera è: ci sarà ancora una NATO da discutere?
Legalmente, un presidente può ritirare gli Stati Uniti dalla NATO? La National Defense Authorization Act del 2024 richiederebbe l'approvazione del Congresso. Ma Trump ha già dimostrato di fare grandi decisioni senza l'autorizzazione legislativa, e alcuni giuristi sostengono che come Commander in Chief potrebbe invocare poteri costituzionali. In ogni caso, con il Congresso in mano ai repubblicani, una legge di ritiro passerebbe in fretta.
L'Italia, l'alleato che ha detto no
L'Italia — che già si trova alle prese con il lockdown energetico e il via libera negato a Sigonella — è uno dei paesi più esposti. La premier Meloni farà un'informativa in Parlamento giovedì. Sul tavolo, un piano emergenza energia che include limiti ai condizionatori, riduzione dei limiti di velocità e smart working. Il governo continua a dire che non è come la crisi degli anni '70. Peccato che i prezzi stiano dicendo il contrario.
Ma la scelta di negare Sigonella è stata netta: l'Italia non si è fatta usare come piattaforma logistica per una guerra che non ha senso strategico per gli europei. La Francia ha fatto lo stesso, chiudendo il proprio spazio aereo. Come ha ricordato la ministra dell'Esercito francese Alice Rufo: «La NATO è un'alleanza militare per la sicurezza del territorio euro-atlantico. Non è pensata per condurre un'operazione nello Stretto di Hormuz, che non è conforme al diritto internazionale.»
Cosa succede adesso
Gli appuntamenti si accumulano:
- Venerdì 10 aprile: primo giro di negoziati USA-Iran a Islamabad, con JD Vance per gli Stati Uniti e Ghalibaf per l'Iran
- Giovedì 9 aprile: riunione allargata G7 con i paesi del Golfo (gli Stati Uniti non partecipano)
- 7-8 luglio: summit NATO ad Ankara — potenziale scontro Trump vs. tutti
- Novembre 2026: elezioni di metà mandato negli Stati Uniti — la finestra per un'eventuale uscita dalla NATO
Nel frattempo, la tregua Iran-USA è più fragile del vetro. Hormuz è già stato riaperto e richiuso una volta nell'arco di ore, dopo i raid israeliani su Beirut. L'Iran chiede 1 dollaro in Bitcoin per barile che transita. La guerra è costata 500 milioni di dollari al giorno. E Trump parla già di «vittoria totale» mentre 13 soldati americani sono morti.
La domanda che nessuno osa fare ad alta voce è semplice: se l'America lascia la NATO, chi ferma Putin?
E la risposta, purtroppo, la conosciamo tutti. È la stessa da settantasette anni. Solo che stavolta, chi doveva darla sta uscendo dalla stanza.

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