Nel 2011, un macaco nero dalle creste — specie in via di estinzione, particolarmente fotogenica e con un sorriso che farebbe invidia a un influencer — ha scattato un selfie nella giungla indonesiana. Non era un umano. Non aveva un account Instagram. Aveva solo trovato una fotocamera incustodita su un treppiede e ha premuto il pulsante. Risultato: il selfie più famoso della storia della fotografia, e involontariamente la prima pietra di un dibattito legale che ci riguarda tutti.
Il fotografo David Slater aveva posizionato la camera con autofocus e flash, sperando che le scimmie ci giocassero. Una di loro — si chiama Naruto, o forse Ella, c'è disputa — ha guardato dritto nell'obiettivo e ha sorriso. Denti inclusi. Quella foto è finita su Wikipedia, Slater ha perso circa 10.000 sterline in mancate vendite, e il mondo si è trovato di fronte a una domanda fondamentale: quando qualcosa che non è umano crea arte, chi possiede il copyright?
La Wikimedia Foundation ha rifiutato di rimuovere la foto: era di pubblico dominio perché non scattata da una persona. Il Copyright Office americano è stato ancora più esplicito, inserendo «una fotografia scattata da una scimmia» come primo esempio nella lista delle opere non registrabili. PETA ha fatto causa a Slater per conto del macaco — sì, davvero — cercando di stabilire diritti legali per gli animali. Quattro anni dopo, un giudice di San Francisco ha archiviato tutto con un ragionamento inattaccabile: le scimmie non possono fare causa.
La storia sarebbe potuta finire lì. Invece, più di un decennio dopo, si è ripresentata identica — solo che l'autore non era più una scimmia. Era un computer.
Da Naruto a DABUS: il salto nella fantascienza
Stephen Thaler, informatico del Missouri, ha costruito un sistema AI chiamato DABUS — Device for the Autonomous Bootstrapping of Unified Sentience, perché i nomi corti sono per i deboli. Thaler sostiene che DABUS sia cosciente, che sviluppi «sentimenti soggettivi» su ciò che percepisce. Nel 2018, DABUS ha generato un'immagine chiamata A Recent Entrance to Paradise: binari del treno che entrano in un portale, circondati da vegetazione verde e viola. Thaler ha provato a registrarla al Copyright Office. Respinta. Stessa logica del selfie della scimmia: serve un autore umano.
Thaler ha fatto ricorso. Ha perso in primo grado nel 2023. Ha perso in appello nel 2025. Ha portato la questione alla Corte Suprema. E nel marzo 2026, la Corte Suprema ha rifiutato di ascoltare il caso. Il verdetto è chiaro: se l'AI crea qualcosa da sola, nessuno può possederne il copyright. Né l'AI, né l'azienda che la gestisce, né la persona che l'ha usata.
Perché questa storia ti riguarda
Una delle previsioni più inquietanti sull'AI è che le corporation rimpiazzeranno la musica, i film e i libri che ami con un flusso infinito di AI slop — robaccia generata a costo zero. Ma senza copyright, il business model collassa. Disney non investirà miliardi in contenuti AI se chiunque può copiarli legalmente. Come dice Stacey Dogan, professoressa di proprietà intellettuale alla Boston University: «Questo esclude decisamente lo scenario più distopico, quello in cui le macchine rimpiazzano completamente gli umani nell'arte e nell'intrattenimento».
Il paradosso è geniale: una scimmia indonesiana ha involontariamente creato la barriera legale che protegge la creatività umana dall'AI. Naruto, whoever you are, grazie.
Certo, non è tutto risolto. Resta la domanda su quanto intervento umano serva perché un'opera assistita dall'AI ottenga il copyright. Jason Allen ha vinto un concorso d'arte in Colorado con un'immagine generata da Midjourney dopo 624 tentativi di prompt e editing in Photoshop. La risposta arriverà — ma per ora, la linea è chiara: il tuo lavoro creativo ha una protezione legale che nessuna macchina può rivendicare.
OpenAI ha recentemente chiuso una partnership da un miliardo di dollari con Disney e ha acquisito una social app per contenuti AI. Il messaggio è ambiguo: da un lato investono, dall altro la più grande azienda AI del mondo sta ridimensionando le sue ambizioni creative. Forse hanno capito che senza copyright, l'AI slop resta quello che è: uno screenshot della giungla indonesiana con un sorriso sdentato.
E se una scimmia con una fotocamera ha cambiato il futuro del copyright, chissà cosa succederà quando l'AI imparerà a premere il pulsante da sola.

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