Su quattro ruote, una decide di non collaborare. Sempre una. Le altre tre spingono avanti, dritte, brave, e poi c'è lei che vibra e tira di lato come se avesse ricevuto istruzioni diverse. Tu correggi. Lei insiste. È una trattativa che perdi ogni volta, dentro un supermercato, contro un pezzo di plastica.
E la cosa assurda è che ti adatti. Non cambi carrello, no. Impari a spingere storto per andare dritto. Ti inclini, compensi, diventi un tutt'uno col difetto. Dopo tre corsie non ci pensi nemmeno più: guidi quel disastro come se fosse normale avere una ruota separatista a bordo.
Poi però penso: quante cose faccio così. Roba che tira da una parte e io che spingo dall'altra convinto di essere io a decidere la direzione. Il lavoro, certe amicizie, l'ora in cui vado a dormire. Non aggiusto niente. Compenso e basta. E chiamo equilibrio il fatto di andare storto abbastanza bene.
Comunque la prossima volta prendo il carrello dopo. Come se il prossimo fosse diverso.

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