Ci risiamo. Donald Trump ha minacciato di licenziare Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, se non se ne va entro maggio. La frase esatta, rilasciata a Fox Business con la delicatezza di un elefante in cristalleria: "Allora dovrò licenziarlo".
Il contesto è questo: il mandato di Powell scade il 15 maggio, ma lui ha detto chiaro e tondo che resterà in carica finché il suo successore, Kevin Warsh, non verrà confermato dal Senato. È la prassi, è la legge, è quello che si è sempre fatto. Ma Trump, come sappiamo, con le prassi ha un rapporto complicato.
Il bello è che Trump stesso nominò Powell nel 2017, lodandone "la leadership stabile e il giudizio solido". Cinque anni dopo lo chiamava "knucklehead" (traduzione gentile: testa di legno). Il motivo? Powell si rifiuta di tagliare i tassi d'interesse come Trump vorrebbe, perché — piccolo dettaglio — la Fed dovrebbe essere indipendente dal potere politico. Roba da democrazia, insomma.
A complicare tutto c'è il senatore repubblicano Thom Tillis, che ha minacciato di bloccare la conferma di Warsh finché non viene chiusa un'indagine penale su Powell legata alla ristrutturazione dell'edificio della Federal Reserve. Sì, avete letto bene: un'indagine su dei lavori edilizi è diventata l'arma di ricatto per decidere chi gestisce la politica monetaria della prima economia mondiale.
Trump dice che "bisogna capire cosa è successo lì" e non intende far cadere l'indagine. Nel frattempo, il segretario al Tesoro Scott Bessent si dice "molto ottimista" che Warsh verrà confermato prima della scadenza. Ottimismo che nel vocabolario di questa amministrazione significa "speriamo che nessuno faccia altre sparate prima di maggio".
Il punto serio, sotto tutto questo teatro: se Trump licenziasse davvero Powell, sarebbe la prima volta nella storia americana che un presidente silura il capo della Fed. I mercati, l'ultima volta che Trump aveva anche solo ventilato l'idea, avevano reagito con un crollo. Il dollaro era sceso. Wall Street aveva tremato.
Ma tranquilli, Trump ha detto che odia essere controverso. Quindi è tutto sotto controllo. Sicuramente.

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