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Salute

Il trucco della prenotazione che riporta la difterite

Una bambina di quattro anni muore di difterite a Palermo: non succedeva dal 1991. Dietro non c'è solo una scelta no-vax, ma un buco burocratico grande come una prenotazione mai onorata.

Ci sono parole che pensavi di aver archiviato per sempre nel reparto "roba dei bisnonni", insieme a tisi, scrofola e pellagra. Difterite era una di quelle. Una malattia da libro di storia, da romanzo dell'Ottocento in cui il bambino tossisce e il dottore col cilindro scuote la testa. E invece è tornata a fare esattamente quello per cui era famosa: uccidere un bambino.

È successo a Palermo. Anna Rosa aveva quattro anni, viveva nel quartiere Zen ed è arrivata all'ospedale Cervello sabato già in condizioni critiche. È morta nella notte tra mercoledì e giovedì. Non era vaccinata: i genitori avevano scelto così. È la prima morte per difterite in Italia dal 1991 — trentacinque anni di silenzio, spezzati nel 2026 da una malattia che il vaccino aveva praticamente cancellato dalla circolazione.

Prima che parta il solito coro: no, non è sfortuna, e no, non è "il destino". La difterite, come ricorda la Società Italiana di Igiene, è "grave e potenzialmente mortale, oggi rarissima proprio grazie ai vaccini". Tradotto per il 2026: è una di quelle cose che smettono di esistere finché ti vaccini e ricominciano puntuali appena smetti. Non è magia, è statistica.

Fiala di vaccino e siringa
Il vaccino contro la difterite esiste da quasi un secolo ed è incluso nell'esavalente obbligatorio. Costo per la famiglia: zero.

Qui però la storia diventa ancora più italiana del previsto, perché non è solo una questione di ideologia no-vax. È una questione di burocrazia bucata. In Italia i vaccini per iscriversi a scuola sono obbligatori, ma girava un trucco degno di un manuale di furbizia: prenoti l'appuntamento vaccinale, stampi il foglietto della prenotazione, lo consegni alla scuola come prova e poi… non ti presenti mai. Documento a posto, siringa mai vista. La prenotazione-lampo: una bugia con tanto di timbro.

La Sicilia, in questo, è la maglia nera d'Italia: 85% di copertura per il ciclo completo contro polio, difterite, tetano, pertosse ed epatite B, contro una media nazionale del 94,46%. E più i bambini crescono, più il numero frana: intorno al 68% a cinque-sei anni, un desolante 25% a sedici anni per i richiami. In pratica un adolescente su quattro è coperto come si deve. Gli altri tre confidano nel fatto che si vaccinino gli altri per loro — la classica immunità di gregge, che funziona benissimo finché il gregge non decide in massa di fare il furbo.

Ora, prevedibilmente, si corre ai ripari dopo. La ASP di Palermo ha avviato i controlli a tappeto nelle scuole della zona nord, quartiere Zen compreso, incrociando gli elenchi degli iscritti con l'anagrafe vaccinale. E ha proposto di chiudere il buco della prenotazione finta: niente più foglietto come lasciapassare, ci si presenta direttamente al centro vaccinale. I genitori di Anna Rosa, intanto, sono indagati per omicidio colposo, e il tribunale dei minori ha aperto un fascicolo sugli altri quattro figli.

Resta la parte che fa più male, e non è nemmeno complicata: c'era un vaccino, era gratis, era obbligatorio ed era efficace. Bastava presentarsi. Nel 2026, in un ospedale di una città europea, una bambina di quattro anni è morta di una malattia che i suoi bisnonni temevano e che i suoi nonni avevano visto sparire. Non è tornato l'Ottocento. Siamo tornati indietro noi.


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