Qualcuno ti tiene la porta. Ma da lontano. Troppo lontano. Sei a otto metri, cammini normale, e vedi quella mano che regge il vetro e aspetta. E allora scatta quella cosa involontaria: fai la corsetta. Tre passi di trotto ridicolo, il mezzo sorriso, la mano alzata tipo grazie-grazie. Non stavi correndo. Non serviva. Ma il tuo corpo ha deciso da solo che quel gesto andava ripagato con qualcosa che somigliasse a uno sforzo.
Ed è tutta lì la faccenda. Non trotti perché fai in fretta. Trotti per fargli vedere che apprezzi. È teatro. Una recita di due secondi in cui interpreti la parte del ma non dovevi. Nessuno ci guadagna niente, anzi: arrivi pure leggermente affannato. Per una porta.
E se non la fai? Se cammini normale mentre l'altro tiene? Ti senti in colpa. Come se stessi facendo aspettare uno sconosciuto per pigrizia. Quindi trotti. Sempre. Un intero sistema di micro-debiti che ci trasciniamo dietro senza averlo mai firmato, saldati in valuta di piccole corse che nessuno ci ha chiesto.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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