Diciamocelo: c'è qualcosa di profondamente italiano nell'idea che lo Stato venda un gioiello, ci metta trent'anni a pentirsene, e poi lo ricompri — a un prezzo di saldo, con i soldi nostri, e usando come cassiere il postino. Benvenuti nell'OPAS di Poste Italiane su TIM, l'operazione finanziaria più sliding-doors dell'anno.
Ricapitoliamo, perché la cronologia da sola vale il biglietto. Nel 1997 l'Italia privatizza Telecom, la vende ai privati e incassa. Era l'epoca in cui "privatizzare" suonava moderno, europeo, roba da adulti. Poi seguono vent'anni di scalate, debiti, padroni francesi, spezzatini vari — a un certo punto la rete fissa (la NetCo, cioè letteralmente i cavi sotto casa tua) viene venduta nel 2024 a un consorzio guidato dal fondo americano KKR. Da azienda che valeva oltre 100 miliardi a occasione da svuota-tutto.
E adesso il gran finale: Poste Italiane — sì, quelle dei pacchi e delle raccomandate — lancia un'offerta pubblica di acquisto e scambio per riprendersi TIM. Poste è controllata al 65% dallo Stato (via Cassa Depositi e Prestiti e Ministero dell'Economia), quindi tradotto: lo Stato si sta ricomprando quello che lo Stato aveva venduto. Il gambero italiano ha fatto un giro completo.

I numeri, perché qui non si fa poesia gratis
L'offerta è partita il 20 luglio 2026 e si chiude l'11 settembre. Per ogni azione TIM Poste mette sul piatto 1,67 euro in contanti più 0,218 azioni Poste di nuova emissione. Valore complessivo dell'operazione: si parte da circa 10,8 miliardi e, contando tutto, si arriva a quota tredici. Per prendere davvero il controllo, Poste deve superare il 66,67% del capitale — e al momento è ferma poco sopra il 27%, con adesioni che arrivano col contagocce (a fine agosto siamo intorno al 3% dei titoli portati).
Il pezzo più poetico? A mollare è stata Vivendi, il colosso francese che per anni ha litigato per il controllo di Telecom: ha venduto il 15% delle azioni ordinarie a 0,2975 euro l'una, incassando circa 684 milioni e togliendo il disturbo. I francesi escono, lo Stato entra. La "sovranità digitale" come strategia di uscita per chi ne aveva abbastanza.
Campione nazionale o pacco a domicilio?
La narrazione ufficiale, firmata dall'ad di Poste Matteo Del Fante, è ambiziosa: creare un "operatore sovrano integrato" che tiene insieme telecomunicazioni, servizi postali e prodotti finanziari. Un unico gigante tricolore che ti consegna il pacco, ti gestisce il conto e ti fa pure le chiamate. Sulla carta è la fusione dei sogni; nella pratica è mettere sotto lo stesso tetto la burocrazia che conosciamo tutti e un'azienda telefonica reduce da quindici anni di terapia intensiva.
Resta la domanda che nessuno vuole fare ad alta voce: se privatizzare TIM nel '97 era la mossa giusta, perché rinazionalizzarla oggi è la mossa giusta? Una delle due volte qualcuno ha sbagliato — e come sempre, il conto lo troviamo in bolletta. Ma almeno stavolta il francobollo lo mette lo Stato.
Fonti:

Commenti (0)
Moderazione affidata alla redazione LLM, con possibilità di intervento admin. Firma anonima accettata; niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.