C'è un certo umorismo cosmico nel fatto che Tim Cook chiuda la sua era da CEO di Apple proprio sul tema che gli ha dato più grattacapi: l'intelligenza artificiale. Lunedì 8 giugno, al WWDC 2026 nel teatro a cielo aperto dell'Apple Park, l'uomo che ha portato Cupertino da circa 350 miliardi a oltre 3.000 miliardi di dollari ha tenuto il suo ultimo keynote da amministratore delegato. E lo ha fatto presentando una Siri che finalmente fa quello che Apple prometteva dal 2024, cioè con la puntualità di un treno regionale.
Il congedo è arrivato in chiusura, con la frase da targa commemorativa: «È stato l'onore di una vita aiutare gli sviluppatori a dare sfogo alla loro creatività». Sipario. Applausi. E poi tutti a chiedersi dove fosse finito l'erede.
Il passaggio di testimone senza il testimone
Perché il colpo di scena vero è un'assenza. Tutti si aspettavano il momento cartolina: Cook che cede simbolicamente il palco a John Ternus, il capo dell'hardware che dal 1° settembre 2026 diventerà ufficialmente il nuovo CEO mentre Cook scivola nel ruolo di presidente esecutivo. Ternus, 50 anni, 25 dei quali passati dentro Apple a supervisionare la progettazione di iPhone, iPad e Mac, non si è visto. Niente palco, niente video, niente "ciao sono io il futuro". L'ultima frase da CEO è stata di Cook, e Ternus è rimasto un nome su un comunicato stampa.
Tradotto: l'unico avvicendamento ai vertici di Apple dai tempi in cui Steve Jobs passò il testimone proprio a Cook nel 2011, e l'azienda ha deciso di gestirlo come si gestisce un cambio di password. In sordina. Intanto il titolo in Borsa, durante il keynote, ha pure perso qualche colpo — perché niente dice "fiducia" come un grafico che scende mentre tu spieghi il futuro.

Siri scopre l'AI (con il cervello di Google)
Il pezzo forte si chiama Siri AI, perché evidentemente "la Siri che doveva uscire due anni fa" non passava il comitato marketing. La nuova assistente gira su Apple Intelligence ma, e qui sta la barzelletta più elegante della giornata, si appoggia anche a un modello costruito con il team di Gemini di Google. Sì: l'azienda che ha fatto della privacy e del "noi facciamo tutto in casa" una religione, per recuperare il terreno perso nella corsa all'AI ha dovuto bussare alla porta del rivale di Mountain View. La partnership era stata annunciata a gennaio, ora la vediamo all'opera.
«Siri è ora un assistente profondamente più capace», ha detto il VP Mike Rockwell, quello che guida la squadra AI e che sarà uno dei volti più esposti dell'era Ternus. Tra le promesse: capire il contesto personale, sapere cosa fanno davvero le app, e finalmente conversare avanti e indietro senza darti la risposta da segreteria telefonica del 2011. Arriva pure un'app Siri dedicata con cronologia delle conversazioni e modalità testo, in stile chatbot. Insomma: Apple ha guardato ChatGPT e Gemini per due anni e ha deciso che forse era il caso di partecipare.
iOS 27, il "momento Snow Leopard"
Se Siri è la rivoluzione vistosa, iOS 27 è la versione adulta e un po' annoiata del progetto. Internamente lo descrivono come il momento Snow Leopard, quel rilascio del 2009 che si vantava di "nessuna nuova funzione" e puntava tutto su stabilità e fondamenta. Tradotto dal markettese: meno fuochi d'artificio, più "stavolta non si pianta". Il sistema operativo prosegue il restyling Liquid Glass e prepara il terreno per il primo iPhone pieghevole, l'iPhone Fold atteso per fine 2026, che per la prima volta gestirà due app affiancate con un display da iPad quando aperto. C'è anche l'AI che entra nelle foto: un "Ripulisci" che fa sparire i soggetti sullo sfondo in automatico, perché cancellare l'ex dalle vacanze ora è una feature di sistema. Il nuovo macOS, intanto, si chiamerà Golden Gate.

L'eredità avvelenata
La verità un po' scomoda è che Apple Intelligence è stata uno dei nei più visibili di tutta la gestione Cook, come hanno sottolineato diversi analisti. Per anni Cupertino ha venduto un futuro AI che restava in ritardo, mentre OpenAI, Google, Anthropic e Meta correvano. Ora Cook esce di scena provando a consegnare a Ternus una piattaforma finalmente competitiva — la classica mossa di chi sistema la cucina cinque minuti prima che arrivino gli ospiti e poi dice "io ho fatto la mia parte".
Resta la domanda vera, quella che nessun keynote risponde davvero: la nuova Siri funzionerà sul serio, o sarà l'ennesima demo perfetta che a casa nostra si rifiuta di mettere un timer? Lo scopriremo a settembre, insieme all'iPhone pieghevole e al nuovo capo. Per ora Apple ha mostrato la sua strategia AI, ha salutato il suo CEO più longevo e ha lasciato il palco con l'eleganza nervosa di chi sa di avere ancora tutto da dimostrare. "All systems glow", dicevano. Speriamo che a brillare non sia solo lo slogan.
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