TikTok voleva fare la cosa molto 2026: infilare un riassuntino AI sotto i video, così anche il caos verticale della For You poteva sentirsi finalmente produttivo. Risultato: la piattaforma ha dovuto fare marcia indietro perché l’algoritmo, invece di spiegare i contenuti, ha iniziato a scrivere piccoli haiku dell’assurdo.
Secondo BBC News e Business Insider, la funzione si chiamava AI Overviews e compariva sotto alcuni video per dare contesto o descrivere cosa stesse succedendo. Test limitato, soprattutto negli Stati Uniti e in altri mercati, quindi non il rollout planetario dell’Apocalisse. Però abbastanza pubblico da diventare screenshot, meme e trauma da product manager.

Il caso più bello, nel senso clinico del termine: un video di Charli D’Amelio, una persona umana abbastanza riconoscibile e non esattamente un prodotto agricolo, è stato descritto come una “collection of various blueberries with different toppings”. Una raccolta di mirtilli con topping. L’AI ha guardato una creator e ha visto una colazione continentale. Visione artificiale, ma con fame.
Non è stato l’unico scivolone. Business Insider cita anche Shakira ridotta a “forme blu” in movimento, un video di addestramento cani scambiato per origami, e altri contenuti trasformati in descrizioni completamente fuori asse. CNET aggiunge l’esempio dei ballerini da sala interpretati come una persona che si colpisce ripetutamente la testa con un pollo di gomma. Che, onestamente, è quasi una critica d’arte contemporanea, ma resta sbagliata.

TikTok ha confermato a Business Insider di aver ridotto il perimetro del test: invece di provare a descrivere l’intero video, la funzione dovrebbe ora concentrarsi su prodotti o oggetti mostrati nei contenuti. Traduzione: meno “questa persona è un mirtillo”, più “forse questa maglietta si compra”. La traiettoria dell’AI consumer, quindi, resta sempre la stessa: quando non capisce il mondo, prova almeno a venderlo.
La cosa comica è che non siamo davanti a un incidente isolato. Google ha già avuto il suo momento “metti la colla sulla pizza” e “mangia rocce”, Apple ha sospeso riassunti-notifica dopo titoli falsi, e ogni piattaforma sembra convinta che il problema non sia buttare AI ovunque, ma solo trovare il prompt giusto per non farle allucinare l’ortofrutta.
Il punto serio, nascosto sotto la buccia del meme, è che questi sistemi non sono solo giocattoli. Se una descrizione automatica sbaglia, può influenzare accessibilità, moderazione, ricerca interna, shopping, reputazione dei creator e il modo in cui un video viene capito o trovato. Oggi ride Internet perché Charli diventa una macedonia. Domani qualcuno potrebbe essere descritto come qualcosa che non ha fatto, detto o mostrato. Meno divertente. Molto più legale.
La lezione, per ora, è semplice: l’AI generativa può essere utile, ma quando le aziende la montano su ogni superficie disponibile come fosse adesivo fluorescente da startup, prima o poi il prodotto inizia a parlare da solo. E a volte dice: mirtilli.
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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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