Diciamocelo: quando leggi «pelle umana stampata in 3D» il cervello parte in quarta verso lo scenario peggiore — un laboratorio con le luci al neon, qualcuno in camice che ride nel buio, la colonna sonora di un horror anni Ottanta. E invece no. La realtà è molto meno splatter e molto più interessante: a vincere la maratona digitale DigithON 2026 è stata una startup trevigiana, Bio System Lab, con il primo brevetto al mondo di pelle umana vascolarizzata stampata in 3D.
Tradotto per chi non mastica bioingegneria: non è un pezzo di pelle finta tipo adesivo. È tessuto cutaneo con una rete di vasi sanguigni funzionante dentro. E quel «vascolarizzata» è tutto il punto, perché è la differenza tra una fetta di prosciutto e qualcosa che si comporta davvero come la tua pelle.
A cosa serve, in soldoni
Qui arriva la parte che dovrebbe farti alzare un sopracciglio. Questa pelle non finisce su nessuno: serve a fare test in vitro di farmaci, cosmetici e dispositivi medici. Ovvero: provi la crema nuova, il principio attivo, il cerotto hi-tech su un pezzo di pelle stampato in laboratorio, senza usare animali.
Se ti sembra una nota a piè di pagina, non lo è. La sperimentazione animale per cosmetici in Europa è già vietata da anni, ma per farmaci e dispositivi medici il topo resta ancora il collaudatore involontario di mezzo mondo. Un tessuto umano realistico, stampato su richiesta, significa test più precisi (è pelle umana, non di roditore) e più etici. Due piccioni, zero fave sul coscienza.
La maratona delle 100 startup
DigithON è alla sua undicesima edizione: la più grande maratona digitale italiana, quest'anno di nuovo a Bisceglie, in Puglia, con la premiazione in piazza Castello. In gara c'erano cento startup, giudicate da un comitato scientifico e — molto Gen Z — anche dai voti social raccolti online. Bio System Lab ha incassato 10.000 euro (offerti da Confindustria Bari e BAT) più il Premio BINP, che vale tre sessioni intensive di mentorship. Perché i soldi fanno comodo, ma i consigli giusti a volte di più.
Sul resto del podio, roba che sembra uscita da un film di fantascienza ragionevole: al secondo posto Rbv Aqua Tech (Milano), che ha inventato un materiale per catturare l'acqua dall'atmosfera — utile pure per raffreddare i data center dell'AI, che bevono come spugne. Al terzo YecoAI (Mondòvì, Cuneo), con soluzioni di intelligenza artificiale verticali. E il premio per i giovani imprenditori è andato a Lia (Milano), piattaforma che mette insieme creator marketing e AI.
E poi c'era Cucinelli
In mezzo a stampanti biologiche e algoritmi, la cerimonia ha consegnato anche il primo «Premio DigithON Oltre l'Algoritmo» a Brunello Cucinelli, lo stilista-filosofo del «capitalismo umanistico». Un nome che, messo accanto a una pelle stampata in 3D, suona quasi come una dichiarazione d'intenti: la tecnologia più spinta accanto all'ossessione per l'essere umano. Sul palco, tra gli altri, anche Elly Schlein e Barbara Carfagna, perché quando c'è da farsi fotografare col futuro non manca mai nessuno.
Morale della favola: mentre su internet ci spaventiamo per i deepfake e i gatti animati che terrorizzano TikTok, in un laboratorio del Veneto qualcuno sta letteralmente stampando organi — o quasi — per salvare topi e rendere più sicuri i farmaci che un giorno prenderai tu. Il futuro, ogni tanto, è pure una buona notizia. Strano, lo sappiamo.
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