Ti passano il telefono con la foto di gruppo e dici "che bella". Ma non l'hai vista. L'hai guardata un decimo di secondo, quello che serve per trovare te. Perche' la prima cosa che fanno gli occhi, prima ancora del cervello, e' scansionare la fila di facce e piantarsi sulla tua. Il resto e' sfondo. Gli altri sono comparse. Bella cornice, il resto del mondo.
E poi parte il verdetto, che non riguarda la foto. Riguarda te. Sono venuto bene? Ho gli occhi aperti? Perche' tengo la bocca cosi'? Se sei venuto male la foto e' brutta, punto, non si discute, va cancellata, "dai rifacciamola". Se sei venuto bene allora e' un ricordo bellissimo, che serata, che momento. La qualita' di un ricordo che dipende da un angolo di mandibola.
La cosa comica e' che lo fanno tutti insieme, sulla stessa immagine. Dieci persone che guardano la stessa foto e ognuna ne vede una diversa, ritagliata su misura sulla propria faccia. Tu sei convinto che ti stiano fissando, e invece stanno controllando il loro di mento. Nessuno guarda nessuno. E' il posto piu' affollato e piu' solo del mondo, una foto di gruppo.
Poi la mandano nella chat e non risponde nessuno. Ovvio. Sono tutti li' a zoomare su se stessi.

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