Diciamocelo: la Tesla Roadster è stata per quasi un decennio il «lo faccio domani» più costoso della storia dell'auto. Presentata a sorpresa nel 2017, promessa per il 2020, rinviata nel 2020, nel 2021, nel 2023, nel 2024, poi «entro fine 2025», poi «il primo aprile 2026» (data scelta da Musk perché gli dava, parole sue, «un po' di negabilità»), poi il primo ottobre, saltato per maltempo. Alla fine è arrivata. E per farsi perdonare il ritardo ha fatto la cosa più Elon Musk possibile: ha volato. Più o meno.
Giovedì 15 ottobre, in un sito di test di SpaceX vicino a Waco, in Texas, davanti a una folla da concerto e in diretta streaming, la nuova Roadster è salita su una rampa curva, ci è rimasta attaccata a testa in giù, si è lanciata nel vuoto, ha fatto una piroetta di 180 gradi in aria scavalcando un Cybercab, un Cybertruck, un camion Semi, una Model Y e una Model 3, e poi è atterrata sulle sue ruote. Commento del CEO: «Well, it worked». Ha funzionato. Che detto da uno che prima dello show aveva promesso la demo «più eccitante di sempre, che funzioni o no», non era scontato.

Come vola un'auto (spoiler: con l'aria)
Prima di immaginarvi i Jetsons, una precisazione: non è un razzo e non brucia carburante. Secondo Tesla, la Roadster usa un sistema di ventole a risucchio che la incollano all'asfalto (ecco perché resta attaccata alla rampa capovolta) e, nella versione più estrema, dieci propulsori a gas freddo alimentati da circa 600 litri di aria compressa ad altissima pressione, ricaricabile. Il vicepresidente dell'ingegneria Lars Moravy ha spiegato che sono quelli a sollevarla e farla girare. In pratica è una bomboletta di aria compressa per pulire la tastiera, solo che pesa due tonnellate e costa come un appartamento.
Dettaglio simpatico segnalato da TechCrunch: Tesla si è vantata di aver riempito «ogni spazio utilizzabile» dell'auto con serbatoi in fibra di carbonio ad alta pressione, gli stessi COPV che in passato sono stati collegati a diverse esplosioni di razzi SpaceX. Musk, del resto, ha già messo le mani avanti: «la sicurezza non è l'obiettivo principale», aveva detto, aggiungendo in un podcast che Tesla «aspirerà a non uccidere nessuno» con questa macchina. Aspirerà. Sentite che serenità.
Tre versioni, zero prezzi
Le varianti sono tre, con nomi da videogioco:
- Performance, «pronta per la strada»: due posti, aerodinamica attiva, sistema di aspirazione per l'aderenza, 0-100 km/h in meno di 1,6 secondi secondo ANSA.
- Thrust, «pronta per la pista»: propulsori posteriori a gas freddo e 0-100 sotto il secondo. Sì, avete letto bene: più veloce del tempo che ci mettete a sbloccare il telefono.
- Rocket, «pronta per l'aria»: monoposto, dieci propulsori, quella che si stacca da terra. Solo su invito, perché ovviamente.
Per tutte Tesla dichiara oltre 480 km di autonomia e una velocità massima sopra i 370 km/h. Il prezzo? Non pervenuto. La produzione partirà, dice Musk, nel 2028 (sì, ridiamo pure). Intanto il sito accetta prenotazioni: secondo TechCrunch e AGI servono 50mila dollari per la Performance e 250mila per la Thrust, mentre CBS parla di un acconto da 5mila dollari per il modello non volante. I conti non tornano, ma in compenso tornano perfettamente quelli di chi aveva versato 250mila dollari nel 2017 per una delle mille «Founders Series»: nove anni di attesa, un'auto ancora da produrre e un PowerPoint molto convincente. Tra i clienti spazientiti c'era pure Sam Altman, il capo di OpenAI, che sui ritardi si era lamentato pubblicamente. Vedete, il karma esiste.

Bello. Ma è legale?
Ecco il punto in cui l'hype incontra la burocrazia americana, che a quanto pare non sa bene cosa farsene. Lo stesso sito di Tesla avverte che il modello volante non è approvato per la circolazione su strada. La FAA, l'autorità dell'aviazione civile, ha detto a CBS News che la Roadster non rientra nella definizione di aeromobile. La NHTSA, che si occupa della sicurezza delle auto, non ha risposto. E un alto funzionario del Dipartimento dei Trasporti ha ammesso che non c'è una risposta chiara su chi debba controllarla, lasciandosi sfuggire anche un certo scetticismo sul fatto che decolli davvero. Riassunto: non è un aereo, non è (del tutto) un'auto, è un oggetto giuridico non identificato. Il sogno di ogni avvocato.
Musk comunque ha già in testa il prossimo numero da circo: saltare lo Snake River Canyon, dove nel 1974 Evel Knievel provò con un razzo a vapore e finì appeso a un paracadute. Ottimo precedente.

Il vero motivo dello show
Ora la parte meno spettacolare ma più interessante. Nessuno, nemmeno Musk, pensa che la Roadster farà fare soldi a Tesla: lui stesso ha detto di non essere sicuro che «sposti l'ago della bilancia» sui ricavi, definendola una «halo car», un'auto vetrina. L'analista Dan Ives ha detto agli investitori di non metterla nei modelli di crescita; Gene Munster, citato da ANSA, l'ha liquidata come una dimostrazione di ingegneria senza valore commerciale, se non quello di mettere in imbarazzo le case automobilistiche tradizionali.
E allora perché? Perché il tempismo è chirurgico: lo show arriva una settimana prima dei conti trimestrali di Tesla, previsti per il 21 ottobre, e in un momento in cui il titolo ha bisogno di buone notizie. E soprattutto perché, come nota ANSA, molti lo leggono come uno spot per una possibile fusione tra Tesla e SpaceX, operazione che Musk vorrebbe tanto. Infatti il giorno dopo, scrive Motley Fool, a Wall Street si parlava più di razzi che di macchine. Musk ha detto che serviva il pubblico dal vivo per dimostrare che non era tutto generato dall'intelligenza artificiale. Ironico: per la prima volta la gente ha creduto che fosse vero proprio perché sembrava troppo assurdo per essere finto.
Morale della favola: le auto volanti esistono. Costano quanto un bilocale a Milano, non hanno un prezzo, non hanno un'autorità che le regoli, arriveranno «nel 2028» e la versione che vola davvero la puoi avere solo se Elon ti manda l'invito. Il futuro è arrivato, ma c'è la lista d'attesa.
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