C'era una volta un tg satirico che ogni sera, per 38 anni, ti spiegava le truffe della bolletta, consegnava Tapiri d'oro ai vip in disgrazia e mandava in onda un pupazzo rosso alto due metri. Adesso quella favola finisce come finiscono le cose nel 2026: senza un addio, senza un annuncio, senza nemmeno un post. Solo un silenzio che sa tanto di read lasciato a te.
Striscia la Notizia, la creatura di Antonio Ricci nata nel 1988, non compare nei palinsesti Mediaset 2026-2027. Il sito è fermo dal 24 luglio. Dal 25 i canali social sono passati dalla squadra di Ricci alla gestione diretta dell'azienda. La struttura? Mandata in ferie. Tradotto in Gen Z: Mediaset ha ghostato Striscia. Niente drammi, niente ultimatum, solo un profilo che smette di rispondere.
La morte per soft-delete
La cosa piu' grottesca e' che, a oggi, un annuncio ufficiale di chiusura non esiste. Il programma non e' stato cancellato: e' stato archiviato, come una chat che non apri piu' ma non hai il coraggio di eliminare. Il retroscena l'ha buttato li' il giornalista Claudio Plazzotta: dal 25 luglio i social sono stati tolti alla redazione storica. Prima ancora, a metà luglio, ci aveva pensato Dagospia ad accendere la miccia.
A dare l'unico segnale semi-istituzionale era stato Pier Silvio Berlusconi, che a inizio mese aveva liquidato la questione con il piu' aziendale dei non-detti: "Stiamo facendo tutte le valutazioni del caso". Che nel dizionario dei manager significa esattamente quello che e' successo.

Il tentativo di rianimazione (fallito)
Non e' che non ci abbiano provato. A gennaio 2026 Mediaset aveva testato il format con cinque puntate in prime time, come a chiedersi se il pubblico ci tenesse ancora. Risposta: 1.912.000 spettatori di media, 12,8% di share. Numeri non disastrosi, ma nemmeno di quelli che ti fanno rinnovare un contratto storico in un palinsesto che ormai punta tutto su reality e serie turche.
Il problema, in fondo, e' generazionale. Un tg satirico che vive di bancone, gag e servizi compete oggi con TikTok, dove la satira dura nove secondi, e' gratis e non ti costringe a sederti sul divano alle 20:40. Il Gabibbo e il Tapiro d'oro sono icone pop vere, ma appartengono a un'Italia che guardava la TV lineare come rito collettivo. Quel rito, semplicemente, non c'e' piu'.
Fine di un'era, ma senza titoli di coda
La cosa che fa piu' effetto non e' la chiusura in se': tutto finisce, pure i programmi immortali. E' il modo. Trentotto anni di access prime time che evaporano tra un sito congelato e uno staff in ferie, senza uno straccio di puntata-tributo, senza un ultimo Tapiro consegnato con ironia. Il format piu' longevo e riconoscibile della TV italiana se ne va come un abbonamento che si disdice online: due click e via.
Che a Striscia piacesse o no, per generazioni e' stato il modo in cui l'Italia si prendeva un po' in giro da sola ogni sera. Ora quel bancone resta vuoto, e nessuno ha nemmeno spento le luci. Solo un ultimo, lunghissimo silenzio. Poi, forse, l'archivio.
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