C'e' un genere di longevita' che non si misura in anni ma in rughe che rifiutano di andare in pensione. Mentre tu, a trent'anni, ti alzi dal divano facendo il rumore di una porta vecchia, Mick Jagger a 83 anni — li compie oggi, 26 luglio, buon compleanno nonno — se ne esce con l'ennesimo disco e la faccia di chi non ha mai sentito parlare della parola pensione. I Rolling Stones hanno pubblicato Foreign Tongues, venticinquesimo album in studio, e la cosa piu' assurda non e' nemmeno che esista: e' che sia pure bello.
Uscito il 10 luglio 2026, l'album arriva a meno di tre anni da Hackney Diamonds, quello che nel 2025 si e' portato a casa il Grammy come miglior album rock. Tradotto: la band piu' anziana del pianeta continua a battere gente che potrebbe esserle pronipote. Quattordici tracce, poco piu' di un'ora, di nuovo prodotto da Andrew Watt — che a furia di lavorare con loro rischia di diventare lui stesso un cimelio da museo.

Ma il pezzo che ti fa venire il groppo — si', anche a te cinico che stai leggendo — e' un altro. Sul disco c'e' Charlie Watts. Il batterista, quello elegante che sembrava un contabile prestato al rock'n'roll, e' morto nel 2021. Eppure lo senti suonare, perche' la band ha recuperato una delle sue ultime sessioni registrate prima di andarsene. Un fantasma con le bacchette in mano, che tiene il tempo da un altro piano dell'esistenza. Roba che fa piu' effetto di mille reunion annunciate su Instagram.
Poi c'e' il parterre degli ospiti, che sembra la lista invitati di un matrimonio impossibile: Paul McCartney (si', un Beatle su un disco degli Stones, la faida storica del rock archiviata a colpi di AARP), Robert Smith dei Cure, Steve Winwood e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. Se ti chiedi come facciano a stare tutti nella stessa stanza senza rompersi un'anca, benvenuto nel club.

La verita' scomoda e' questa: mentre l'industria musicale sforna hit usa-e-getta con la data di scadenza di uno yogurt, questi quattro (o quel che ne resta) continuano a fare album veri, di quelli con un inizio e una fine, registrati suonando davvero degli strumenti. Le prime canzoni, In the Stars e Rough and Twisted, erano gia' uscite a maggio, giusto per farci capire che no, non stavano scherzando.
Morale della favola, se ce n'e' una: c'e' qualcosa di rassicurante nel sapere che, qualunque cosa succeda — le guerre, le AI che ti scrivono le mail, il caro-carburante — Mick Jagger sara' ancora li' a dimenarsi su un palco come un ventenne posseduto. Non e' immortalita'. E' testardaggine britannica con un ottimo ufficio stampa. E onestamente, in un 2026 cosi', ce la teniamo stretta. Tanti auguri, vecchio mio.
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