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Scienza

La stella con un buco nero nella pancia

James Webb ha stanato MoM-BH*-1: un oggetto grande come il Sistema Solare, luminoso come un buco nero, acceso quando l'universo aveva 660 milioni di anni. E potrebbe spiegare i misteriosi 'puntini rossi'.

Diciamocelo: quando ti hanno spiegato l'universo a scuola, la tabella era semplice. Da una parte le stelle, palle di gas che brillano. Dall'altra i buchi neri, pozzi cosmici che inghiottono tutto e non restituiscono niente. Due categorie, due caselle, nessuna confusione. Peccato che il cosmo se ne sia sempre fregato delle nostre tabelle.

Perche' un team di astronomi guidato dal MIT ha appena annunciato la scoperta di un oggetto che non sta in nessuna delle due caselle: una cosa che sembra una stella gigantesca ma dentro nasconde un buco nero affamato. L'hanno chiamata "stella-buco nero" (in inglese black hole star), le hanno dato la sigla poco romantica di MoM-BH*-1, e l'hanno appena pubblicata su Nature. Un genere di oggetto mai visto prima.

Illustrazione artistica di una stella-buco nero primordiale
Un mostro cosmico: una stella enorme con un buco nero che cresce nel cuore. (Illustrazione via ANSA)

Grande come il Sistema Solare, luminosa come un incubo

La ricetta e' questa: prendi un buco nero giovane e vorace, avvolgilo in una coltre densissima di gas di idrogeno primordiale, e il risultato ha le dimensioni di un'intera stella grande come tutto il Sistema Solare. Da fuori sembra una stella. Ma emette una quantita' di energia che una stella normale non potrebbe mai produrre: parliamo di qualcosa come 100 miliardi di volte la potenza di una stella qualsiasi. Quella non e' fusione nucleare. Quella e' roba da buco nero.

E qui arriva la parte che fa girare la testa: MoM-BH*-1 non e' nel nostro quartiere. La luce che vediamo e' partita quando l'universo aveva appena 660 milioni di anni, cioe' circa il 5% dell'eta' che ha oggi. Praticamente stiamo guardando l'alba cosmica, l'infanzia di tutto. E gia' allora, in quel brodo primordiale, c'era questo mostro acceso.

Il giallo dei "puntini rossi"

Se sei arrivato fin qui ti starai chiedendo: bello, ma a me che me ne frega? Il punto e' che questa scoperta risolve (forse) uno dei misteri piu' fastidiosi dell'astronomia degli ultimi anni. Dal 2022 il telescopio spaziale James Webb continua a fotografare, ai confini dell'universo, degli enigmatici "puntini rossi" (little red dots): oggetti compatti, rossi, luminosissimi, che nessuno riusciva a incasellare. Galassie? Buchi neri? Errori di misura?

Spettro dell'oggetto MoM-BH*-1 osservato da James Webb
Lo spettro dell'oggetto: la firma che ha convinto gli scienziati. (NASA/ESA/CSA, James Webb)

Ecco: modellando cosa si vedrebbe guardando un oggetto come MoM-BH*-1, il team ha scoperto che assomiglia in modo sospetto proprio a quei famosi puntini rossi. Traduzione: gran parte di quei misteriosi bagliori potrebbero essere stelle-buco nero come questa. Non un bug del telescopio, ma una categoria di oggetti che semplicemente non sapevamo esistesse.

E c'e' pure lo zampino italiano

Prima che parta il solito "questa roba la fanno solo gli americani": nel gruppo di ricerca — coordinato da Rohan Naidu del MIT — c'e' anche Sirio Belli dell'Universita' di Bologna. Quindi si', un pezzetto di questo mostro cosmico ha accento emiliano.

La cosa piu' bella? La sigla MoM-BH*-1 finisce con un "1" non a caso: gli scienziati sono abbastanza sicuri che sara' il primo di tanti. L'universo primordiale, a quanto pare, era pieno di questi ibridi che non rispettavano le nostre tabelle. Come sempre, appena pensiamo di aver capito il cosmo, lui tira fuori una casella nuova che non avevamo previsto.


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