Star Wars è tornato al cinema dopo quasi sette anni e, come ogni ritorno familiare, ha prodotto due reazioni simultanee: applausi e contabilità nervosa. The Mandalorian and Grogu ha debuttato in testa al box office, quindi tecnicamente la missione è compiuta. Solo che la missione, per una saga che una volta sembrava stampare soldi come un ministero galattico, è arrivata con il freno a mano tirato.
Secondo The Guardian, il film con Pedro Pascal e Baby Yoda ha incassato circa 102 milioni di dollari nel mercato domestico statunitense e canadese durante il weekend lungo del Memorial Day, per un totale globale intorno ai 165 milioni. Numeri grossi, per carità. Ma nel vocabolario Star Wars “grossi” non basta: qui si misura tutto con la scala emotiva di chi pretende l’iperspazio anche dal registratore di cassa.

Il dettaglio che punge è il confronto con Solo: A Star Wars Story, il film del 2018 ricordato con la tenerezza riservata ai progetti che hanno fatto dire ai dirigenti “forse abbiamo esagerato”. Solo aprì con 103 milioni nel weekend lungo americano e 171 milioni globali, senza nemmeno aggiustare per l’inflazione. In pratica, il nuovo film ha vinto il weekend ma non ha battuto davvero il fantasma del flop precedente. Bellissimo: la galassia lontana lontana ora fa benchmarking con i propri traumi.
Variety la mette in modo più pragmatico: superare i 100 milioni negli Stati Uniti post-pandemia resta un risultato notevole. Il budget, stimato intorno ai 165 milioni, è più “magro” rispetto ai deliri produttivi di certi blockbuster; inoltre il pubblico sembra aver reagito meglio rispetto a Solo. Però il test vero arriva al secondo weekend: lì si capirà se il film parla solo al fan che compra già Grogu in ogni formato possibile — tazza, peluche, mutuo — o se può agganciare anche le famiglie normali, quelle che al cinema ci vanno senza conoscere la genealogia dei mandaloriani.

La lettura più interessante arriva da CNBC: Disney non sta guardando solo ai biglietti. Star Wars è un ecosistema che vive di streaming, parchi a tema, giocattoli, licenze e nostalgia in abbonamento. Il film quindi non deve soltanto incassare: deve riaccendere un motore industriale che negli ultimi anni ha funzionato più su Disney+ che in sala. È cinema, sì, ma anche manutenzione del brand. Una revisione obbligatoria dell’astronave prima che il pubblico inizi a chiedersi se la Forza non sia diventata una property con problemi di calendario.
Il paradosso è questo: The Mandalorian and Grogu può essere insieme un successo e un campanello d’allarme. Vince il weekend, riporta Star Wars sul grande schermo, sfrutta due personaggi amatissimi. Però non produce quell’esplosione culturale da “fermate internet” che la saga pretendeva quasi per diritto divino. Forse il pubblico non è stanco di Star Wars in assoluto. Forse è stanco dell’idea che ogni ritorno debba sembrare un evento cosmico, quando a volte è solo un buon episodio molto costoso proiettato su uno schermo più grande.
Morale provvisoria: la galassia è ancora viva, ma non basta più mettere Grogu in copertina e aspettare che il box office saluti militarmente. Disney ha riportato Star Wars al cinema. Ora deve dimostrare che non è solo nostalgia con un casco lucido.
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