Lo vedi. I tre puntini. Balzano lì, in cima allo schermo, come tre piccoli mostri che ti fanno l'occhiolino. «Sto arrivando», dicono. «Qualcuno sta pensando a te in questo preciso istante.»
Poi spariscono.
Niente. Silenzio. Il vuoto assoluto. E tu resti lì, con il telefono in mano come un cretino, a chiederti che fine ha fatto quel pensiero. Se l'hanno cancellato. Se ti hanno giudicato non degno della risposta. Se si sono accorti di te, hanno fatto una scrollata di spalle e sono andati a guardare i reel di un gatto che cade dal divano.
È un micro-abuso, lo sai? Una promessa non mantenuta. Non è la ghosting che fa male, è l'anticipo della ghosting. È come se il postino suonasse alla porta, tu aprissi, e lui se ne andasse senza consegnare niente. E lo fa apposta. E tu resti lì, sulla soglia, in calzini spaiati, a chiederti che cazzo è appena successo.
A volte ripenso ai tempi in cui i messaggi arrivavano senza preavviso. Boom. C'era o non c'era. Non c'era questa zona grigia, questo limbo digitale dove qualcuno ti dice «ci tengo abbastanza da iniziare a scriverti, ma non abbastanza da finire.» I tre puntini sono la rappresentazione perfetta delle relazioni moderne: tutto promesso, niente consegnato.
E il peggio? Che anche tu lo fai. Che anche tu hai cancellato. Che anche tu hai guardato quelle tre palline danzanti e hai pensato: no, non vale la pena. Troppo sforzo. Troppo vero. E allora hai chiuso la tastiera e hai messo like a una storia, che è la forma più pigra di comunicazione esistente. I tre puntini ci hanno reso tutti vigliacchi. E ci hanno fatto credere che fosse colpa degli altri.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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