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Sinner KO di ginocchio, Djokovic risorge a Pechino

Il numero uno del mondo rinuncia anche al China Open: ginocchio ancora KO, fermo da Wimbledon, salta la difesa del titolo. E a Pechino ne approfitta un redivivo Djokovic, 39 anni e assente da 11.

Diciamocelo: c'è qualcosa di crudele nel vedere il numero uno del mondo, quello che a luglio asfaltava Zverev sull'erba di Wimbledon come fosse una partitella del dopolavoro, ridotto a scrivere comunicati su X per dire che no, anche stavolta non si gioca. Jannik Sinner ha dato forfait al China Open di Pechino, l'ATP 500 partito il 30 settembre. Motivo? Il solito, benedetto, maledetto ginocchio.

Il ragazzo di San Candido non vede un campo da tennis vero dal 12 luglio, giorno in cui ha alzato il suo secondo Wimbledon consecutivo. Da lì in poi, una lista della spesa di rinunce che fa male solo a leggerla: niente Canadian Open, niente Cincinnati, niente US Open e ora niente Pechino. Praticamente ha saltato mezza stagione restando comunque in cima al ranking, il che la dice lunga su quanto fosse avanti rispetto a tutti.

«Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni in cui vorrei che fosse e non sono ancora pronto per competere. Sono molto deluso di non poterlo difendere quest'anno, ma sono felice di poter tornare l'anno prossimo.»

Tradotto dal diplomatichese sportivo: mi girano le pale, ma preferisco perdere un torneo che la stagione intera. E, onestamente, difficile dargli torto.

Il paradosso del campione in carica

Qui arriva la parte che fa più male ai fan. L'anno scorso Sinner ha vinto proprio il China Open, demolendo in finale l'americano Learner Tien senza concedere un set. Era il suo torneo, il suo terreno di caccia. Quest'anno, invece di difenderlo, lo guarda dal divano con la borsa del ghiaccio sul ginocchio. Il campione in carica che non può nemmeno presentarsi a difendere la corona: c'è un che di shakespeariano, ma con la tuta.

Jannik Sinner alza il trofeo del China Open vinto lo scorso anno
Sinner e il trofeo di Pechino dello scorso anno. Quest'anno, da spettatore. [Lintao Zhang/Getty Images]

E non è solo questione di orgoglio. In palio c'è il numero uno di fine anno, quella roba che poi ti scrivono accanto al nome per sempre. Con Jannik ai box, Alexander Zverev ne ha approfittato per mettere la freccia nella Race: 8.650 punti contro i 7.950 dell'altoatesino. Il tedesco, che a Wimbledon aveva preso la paga, adesso si ritrova testa di serie numero uno a Pechino e capofila della corsa al trono. La vita, a volte, è un rimbalzo fortunato.

E a Pechino torna il fantasma del passato

Ma la vera notizia di contorno è un'altra, ed è di quelle che profumano di nostalgia. Con il tabellone orfano di Sinner, a prendersi i riflettori ci pensa Novak Djokovic. Sì, lui: 39 anni, scivolato al numero 12 del mondo dopo l'uscita al primo turno degli US Open, e assente da Pechino addirittura da 11 anni. Un ritorno in stile reunion di band anni Duemila, con la differenza che Nole, in questo torneo, ha vinto sei volte su sei. Perfetto. Zero sconfitte.

In pratica, il momento in cui il re in carica si fa male e dal retro del palco rispunta il re emerito, con il bastone sotto braccio e la voglia di ricordare a tutti chi comandava. Djokovic parte contro Nuno Borges, mentre nel resto del tabellone restano in corsa Medvedev e Auger-Aliassime.

E l'Italia?

Tranquilli, mica siamo spariti del tutto. A tenere alta la bandiera a Pechino c'è Flavio Cobolli, unico azzurro nel tabellone principale, sorteggiato contro il russo Roman Safiullin. Non è Sinner, ma di questi tempi ci accontentiamo: meglio un Cobolli in campo che un fenomeno in infermeria.

Morale della favola: il tennis è uno sport bellissimo e crudele, dove basta un ginocchio per trasformare il dominatore assoluto in un tifoso qualsiasi. Jannik tornerà, ha solo 24 anni e tutto il tempo del mondo. Ma intanto il 2026, quello che doveva essere l'anno della consacrazione definitiva, rischia di passare alla storia come l'anno del ginocchio. Forza Jannik, e cura quella rotula come fosse un Fabergé.


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