C'e' un momento, nella carriera di certi atleti, in cui vincere smette di essere una notizia e diventa un'abitudine. Jannik Sinner e' arrivato esattamente li'. Domenica, sul Centre Court, ha rifatto quello che aveva fatto dodici mesi fa: ha alzato di nuovo il trofeo dei Championships, e stavolta senza nemmeno l'aria di chi non ci credeva.
Il conto finale contro Alexander Zverev dice 6-7 (7-9), 7-6 (2), 6-3, 6-4. Tradotto per chi non mastica il gergo del tennis: Jannik ha perso il primo set al fotofinish, quello in cui il tedesco sembrava potesse finalmente scrollarsi di dosso l'etichetta di "eterno numero-che-non-vince-mai-lo-Slam", e poi ha fatto la cosa che gli riesce meglio. Ha spento la luce, alzato il muro e restituito il colpo con gli interessi.
La rimonta del ragazzo che non si scompone
Se cercate il dramma sportivo, la partita ce l'aveva tutto: un primo set tiratissimo, un tie-break perso ai vantaggi, e la sensazione — durata circa venti minuti — che potesse essere la giornata storta. Poi Sinner ha fatto ripartire il metronomo. Secondo set al tie-break, dominato 7 punti a 2, e da li' in poi Zverev ha giocato la parte del comprimario in un film che, ancora una volta, aveva gia' il protagonista scritto nei titoli di testa.

I numeri, perche' senza numeri non e' vero
Questo e' il secondo Wimbledon consecutivo per Sinner, che diventa il decimo uomo dell'Era Open a difendere il titolo del singolare maschile all'All England Club. E' anche il suo quinto titolo dello Slam in carriera e il primo del 2026 — giusto per ricordare a tutti che quel numero 1 accanto al nome non e' un errore di stampa.
L'anno scorso, sempre in finale, sull'altare aveva sacrificato Carlos Alcaraz. Quest'anno tocca a Zverev, che di talento ne ha da vendere ma continua a sbattere contro il muro azzurro nei momenti che contano. A un certo punto viene da chiedersi se non sia piu' facile arrendersi e chiedergli un autografo.
Il bello di Sinner e' che non festeggia come se avesse vinto la lotteria. Festeggia come chi ha finito un compito. Prossima domanda.
Morale della favola: mentre il resto del mondo si accapiglia su guerre, mercati e AI impazzite, un ragazzo di San Candido continua, con la faccia piu' impassibile del circuito, a mettere l'Italia in cima al tennis mondiale. Non e' poco. Anzi, di questi tempi, e' quasi terapeutico.
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