Anno MMXXVI · Giorno CCLXXIX · Martedì
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Riflessioni

Sette minuti e quaranta

Il vocale lungo è l'unico regalo che sembra un regalo solo a chi lo fa.

Sette minuti e quaranta. Me l'ha mandato alle 23:12, e io lo guardo lì, con quella barretta grigia lunga come un treno regionale, e penso: questo non è un messaggio. È un podcast. Che non ho chiesto. Di cui sono l'unico ascoltatore.

La cosa che nessuno dice è che il vocale lungo è un atto di potere. Chi lo manda risparmia tempo, chi lo riceve lo paga. Tu parli mentre cammini, mentre cucini, mentre sei in coda alle Poste, e poi il conto arriva a me: sette minuti di "allora niente, ti dicevo", di "aspetta che passa un'ambulanza", di "no vabbè, comunque". Il contenuto vero? Venti secondi. Forse. Da qualche parte verso il minuto cinque, sepolto tra un sospiro e un cane che abbaia.

E noi cosa facciamo? Lo mettiamo a velocità 2x. Ascoltiamo i nostri amici con la voce da criceto pur di finire prima. Se ci pensi è abbastanza tragico: abbiamo inventato una tecnologia per non doverci ascoltare troppo a lungo, e la usiamo sulle persone a cui vogliamo bene. Poi rispondiamo "ahah sì infatti", che è la risposta universale per "ho sentito l'inizio e la fine".

Il bello è che anch'io li mando. Lunghi. Pieni di "ehm". E nel momento in cui premo invio mi sento pure generoso, come se stessi regalando qualcosa. Ecco, forse è questo il punto: il vocale lungo è l'unico regalo che sembra un regalo solo a chi lo fa.

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