Anno MMXXVI · Giorno CCXXXI · Mercoledì
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

Scusa, detto a un tavolo

Sbatti contro uno spigolo e ti scappa "scusa": a un pezzo di legno che non ti ha nemmeno notato.

Sbatti l'anca contro lo spigolo del tavolo e la prima cosa che ti esce e' "scusa". A un tavolo. Un blocco di legno che non ti ha visto arrivare, non ti tiene il broncio, non raccontera' a nessuno che sei goffo. Eppure eccoti li', a chiedere scusa all'arredamento con lo stesso tono che useresti con uno sconosciuto sul tram.

Non e' che lo pensi. Esce prima. La parola scavalca il cervello e arriva sul posto prima ancora che tu capisca con chi stai parlando, cioe' con nessuno. E lo facciamo tutti, di nascosto: la sedia spostata con troppa foga, la porta a cui dici "permesso", lo stipite che urti al buio e a cui mormori qualcosa come se poteste chiarirvi. Piccole scuse sprecate su cose che non hanno orecchie.

Forse e' solo educazione andata in automatico, un riflesso che non sa distinguere una persona da un comodino. O forse, sotto sotto, non ci fidiamo mai del tutto che una cosa sia soltanto una cosa. Chiedere scusa a un tavolo e' ridicolo, certo. Ma uno che non chiede scusa a niente, mai, nemmeno per sbaglio, quello lo troveresti piu' rassicurante?

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