C'è un genere molto specifico di gloria postuma: passare 150 anni dimenticato in un cassetto di museo, etichettato male, e poi un bel giorno scoprire di essere stato il predatore più grosso e cattivo del tuo tempo. Benvenuti nella storia di Praearcturus gigas, lo scorpione più grande mai vissuto sulla faccia della Terra, che per oltre un secolo è stato scambiato per un parente gigante del porcellino di terra. Sì, quella pallina grigia che trovi sotto il vaso sul balcone.
La notizia, uscita il 2 giugno sulla rivista Palaeontology e rilanciata da mezzo mondo, è di quelle che ti fanno guardare gli scorpioni di oggi con improvviso rispetto. Perché questo bestione viveva circa 415 milioni di anni fa, nel Devoniano inferiore, e secondo le stime superava il metro di lunghezza. Per dare un'idea: gli scorpioni attuali, quelli che ti fanno saltare sul divano, arrivano si e no a 20-25 centimetri. Lui era grande come una mazza da baseball, con le chele lunghe come una banconota.

Il giallo del cassetto
La parte più assurda è che il fossile non è stato trovato adesso. I resti, raccolti tra Inghilterra e Galles nella Formazione di St Maughans, erano stati descritti per la prima volta nel lontano 1871 da Henry Woodward. Solo che Woodward ci aveva preso un granchio. Anzi, peggio: un porcellino di terra. Pensava fosse un gigantesco isopode, un crostaceo, parente di quei coleotterini corazzati che si arrotolano a pallina. Da lì in poi, un secolo e mezzo di "boh, forse è questo, forse è quello", con il fossile parcheggiato nei cassetti del Natural History Museum di Londra.
Solo negli anni '80 qualcuno ha iniziato a sospettare che fosse uno scorpione. Ma la prova schiacciante è arrivata nel 2015, quando in Canada hanno scoperto Eramoscorpius brucensis, uno scorpione vero, con uno sterno allungato e triangolare con un solco al centro: identico a quello del nostro gigante. Tradotto: due cugini, separati da un oceano e da qualche milione di anni. A rimettere insieme i pezzi è stato un team guidato dal dottor Richard J. Howard, curatore degli artropodi fossili del museo londinese, insieme all'Università di Manchester e all'Università Tecnologica di Dublino. Armi del delitto: fotografia macro, TAC e disegni su lucido. La paleontologia, signori, è anche pazienza.
Perché era così enorme (e perché non dovrebbe esserlo)
Qui arriva la parte che fa impazzire gli scienziati. La regola, finora, diceva una cosa semplice: gli artropodi giganti — i millepiedi corazzati tipo Arthropleura, le libellule grandi come gabbiani — sono esplosi nel Carbonifero, circa 300 milioni di anni fa, quando le foreste avevano riempito l'atmosfera di ossigeno. Più ossigeno, più si poteva diventare enormi. Logico.
"Praearcturus visse in un'epoca in cui la vita sulla terraferma era appena agli albori. Potrebbe aver raggiunto dimensioni così grandi perché, in assenza di altri grandi predatori, dominava il proprio ambiente." — Richard J. Howard
Il problema è che il nostro scorpione visse almeno 55 milioni di anni prima di tutto questo. Niente foreste, niente boom di ossigeno, niente vertebrati terrestri a fargli concorrenza. Eppure era gigantesco lo stesso. La spiegazione più affascinante è anche la più cinica: era grosso perché poteva permetterselo. In un mondo dove fuori dall'acqua non c'era praticamente nessuno più grande di lui, diventare un bestione di un metro significava semplicemente essere in cima alla catena alimentare senza nemmeno doverci provare troppo. Si pensa pure che conducesse una vita semi-acquatica, scendendo in acqua a farsi i pesci primitivi — perché alla sua taglia, le microprede degli scorpioni odierni non bastavano nemmeno come aperitivo.
Non tutti sono convinti
Come ogni buona storia scientifica, non manca lo scettico di servizio. Jason Dunlop, del Museo di Storia Naturale di Berlino, fa notare che mancano due dettagli niente male per dire "scorpione" con certezza: il pungiglione e i pettini (gli organi sensoriali sul ventre). E che chele grosse ce le hanno anche certi crostacei. Howard ammette che l'esemplare è incompleto, ma ribatte che non c'è motivo di pensare che quella coda non finisse con un bel pungiglione. La verità, come spesso accade con roba vecchia di 415 milioni di anni, è che dovremo aspettare il prossimo cassetto da riaprire.
Nel frattempo, la morale è doppia. La prima: i musei sono pieni di scoperte che aspettano solo qualcuno con la pazienza di riguardare. La seconda, più inquietante: la prossima volta che schiacci uno scorpione sul balcone, ricordati che i suoi antenati erano lunghi quanto un cane e ti avrebbero guardato come tu guardi un tramezzino.
Fonti:

Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.