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Cronaca

Roggero in carcere: la difesa finisce dove inizia la fuga

La Cassazione conferma i 14 anni e 9 mesi al gioielliere che nel 2021 uccise due rapinatori in fuga. Roggero si consegna, Salvini invoca la grazia. Ma sparare alle spalle non e' legittima difesa: e' un altro verbo.

Ci sono frasi che in Italia funzionano come una password universale: le dici e mezzo Paese annuisce senza chiederti i dettagli. "Legittima difesa" e' una di queste. Peccato che, tra lo slogan da bar e la sentenza vera, ci sia di mezzo un dettaglio noioso chiamato diritto. E ieri quel dettaglio ha presentato il conto.

La Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna di Mario Roggero, il gioielliere di Gallo di Grinzane, in provincia di Cuneo, a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori. Fine dei tre gradi di giudizio, fine dei ricorsi, fine del dibattito processuale. Roggero, oggi 72 anni, ha annunciato che si consegna: "E' finita, vado in carcere", ha detto in un video su Instagram. Perche' nel 2026 anche la resa la comunichi con le storie.

Cosa e' successo davvero, il 28 aprile 2021

Riavvolgiamo il nastro. Sono le 18:45 quando tre uomini entrano nella gioielleria armati di coltelli e pistole finte. Prendono in ostaggio Roggero, la moglie e la figlia, minacciano tutti, svuotano la cassaforte. Fin qui la parte in cui la vittima e' inequivocabilmente lui, e nessun giudice ha mai detto il contrario.

Il problema arriva dopo. Perche' i rapinatori, fatto il colpo, scappano. E Roggero, invece di restare dentro con la famiglia sotto shock, prende la sua pistola — regolarmente detenuta — li insegue nel parcheggio e spara. Uccide Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, ferisce il terzo, Alessandro Modica. Non un colpo partito nella colluttazione: una serie di spari contro chi ormai stava andando via.

La gioielleria di Mario Roggero a Grinzane Cavour, teatro della rapina del 2021
La gioielleria al centro del caso: la rapina risale all'aprile 2021 (ANSA).

Il punto giuridico che nessuno slogan cancella

Ed e' qui il nocciolo, quello che i tre gradi di giudizio hanno detto all'unisono: la legittima difesa, anche nella sua versione "putativa" (cioe' quando ti sembra di essere in pericolo pur non essendolo), richiede una cosa semplice e implacabile — un pericolo attuale. I giudici hanno scritto che "l'azione aggressiva dei rapinatori era totalmente conclusa". Tradotto in italiano da marciapiede: quando spari a qualcuno che ti sta voltando le spalle e corre via, non ti stai difendendo. Ti stai vendicando. Sono due verbi diversi, e la differenza sono quasi 15 anni.

La progressione delle pene racconta tutto: 17 anni in primo grado alla Corte d'Assise di Asti, scesi a 14 anni e 9 mesi in appello, ora blindati dalla Cassazione. Piu' 780mila euro di risarcimento ai familiari delle vittime. Cifre da mettere in fila prima di riaprire bocca sulla "difesa sempre legittima".

E puntuale arriva la politica

Perche' un caso del genere e' il paradiso dei titoli facili. Matteo Salvini ha gia' annunciato che chiedera' al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la grazia, definendo Roggero "un uomo onesto che a 72 anni non merita di dividere la cella con veri criminali". Sulla stessa linea Giorgia Meloni, Roberto Vannacci, Attilio Fontana e Maurizio Gasparri. Tutti pronti a trasformare una sentenza in un comizio.

Il paradosso e' delizioso: la stessa maggioranza che nel 2019 ha riscritto la legge sulla legittima difesa promettendo che avrebbe "risolto" casi come questo, si ritrova ora a scoprire che no, sparare alle spalle di chi fugge non lo copre nessuna legge. Nemmeno la loro. Perche' i principi del diritto penale non si piegano al meme, per quanto lo si desideri forte.

Resta la storia umana, che e' sinceramente amara: un settantenne che va in carcere, tre famiglie distrutte, due morti e nessun vincitore. Ma la lezione — quella che non entrera' in nessun tweet — e' vecchia quanto lo Stato di diritto: difendersi e' un diritto, la vendetta e' un reato. E il confine, che ci piaccia o no, lo traccia un giudice, non l'istinto.


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