Sei davanti alla cassa automatica. Scansioni un prodotto. Lo metti nel sacchetto. La macchina dice: rimuovere l'oggetto dalla zona di confezionamento. Tu lo rimuovi. Lo rimetti. La macchina dice: oggetto imprevisto rilevato. Tu non hai messo nessun oggetto imprevisto. Hai messo lo stesso oggetto che hai appena scansionato. Ma la macchina non è d'accordo con la tua versione dei fatti.
La cosa assurda è che non stai litigando con una persona. Stai litigando con un pezzo di plastica che pesa gli oggetti e ha un'opinione su come dovresti farlo. E perdi. Sempre perdi. Perché alla fine chiami l'addetto — l'unico essere umano nel raggio di cinquanta metri — che arriva con la sua chiavetta, sblocca tutto con un'espressione che dice ancora?, e tu annuisci come un bambino colto a rubare le caramelle.
La cassa automatica non serve a velocizzare. Serve a trasformarti in un dipendente non pagato che si autocriticizza sotto una luce al neon. E la parte peggiore è che ringrazi comunque, quando lo schermo ti dice grazie e buona giornata. Come se fosse stata un'esperienza paritaria. Come se tu e la macchina foste alla pari. Ma non lo siete. La macchina ha vinto. Ha sempre vinto.

Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.