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Ranucci fuori da Report, e Salvini dice grazie

Dopo 9 anni la Rai toglie Report a Sigfrido Ranucci e lo 'promuove' altrove. Lui rifiuta: 'un tornare indietro'. La redazione si spacca, la politica applaude. E il giornalismo d'inchiesta?

Diciamocelo: c'è un modo tutto italiano di liberarsi di qualcuno. Non lo licenzi, no. Lo promuovi. Gli offri una scrivania più grande, un titolo più lungo, magari una corrispondenza dall'estero — e nel frattempo gli togli l'unica cosa che gli interessava davvero. È esattamente quello che la Rai ha appena fatto con Sigfrido Ranucci, che dopo nove anni non condurrà più Report.

La notizia rimbalza sulle prime pagine di fine agosto 2026 e ha tutta la delicatezza di una gomitata: al posto di Ranucci arrivano Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, con la prima puntata della nuova stagione fissata per l'8 novembre. La dirigenza ha respinto la controproposta della redazione, che aveva fatto altri nomi interni. Traduzione: la squadra storica ha alzato la mano, e le hanno detto di rimetterla giù.

La "promozione" che sa di sfratto

A Ranucci — attuale vicedirettore ad personam — la Rai ha messo sul piatto un menù di alternative: un rientro in una testata, l'ipotesi Rainews, il Tg3, o addirittura la vita da corrispondente. Tutte cose che, sulla carta, suonano come un avanzamento. Nella pratica, un modo educato per allontanarlo dall'inchiesta.

Lui non ci sta, e lo dice senza troppi giri di parole: "Un eventuale ridimensionamento o spostamento ad altre testate per me sarebbe un tornare indietro". E ancora, con quel sarcasmo da chi le ha viste tutte: "Non è la prima volta che tentano di mandarmi via". Ciliegina sulla torta, l'ironia amara sulla ricerca di uno spazio qualsiasi dove parcheggiarlo: "Forse c'è uno spazio informativo dentro Sanremo?". Fossimo in Rai, quella battuta l'avremmo presa sul serio.

Sigfrido Ranucci, conduttore di Report
Sigfrido Ranucci, per nove anni al timone di Report. Fonte: Adnkronos / IPA.

La redazione si spacca (e la chat si svuota)

Dentro Report è successo il finimondo. Secondo quanto ricostruito da Open, circa l'80% dei partecipanti ha abbandonato la chat interna "Squadra Report". Giornalisti storici come Giulio Valesini e Danilo Iovene avrebbero rifiutato il ruolo di co-autori offerto dopo l'annuncio ufficiale. Perché una cosa è restare a fare inchieste, un'altra è restare a fare da comparsa nel programma che ti hanno svuotato in casa.

La politica, invece, è raggiante

Se dai palazzi Rai filtra imbarazzo, dalla maggioranza arriva applauso. Matteo Salvini ha liquidato la questione con un lapidario "Giusto così". Fratelli d'Italia ha espresso soddisfazione, auspicando che Report torni a fare "vero giornalismo d'inchiesta" — che è quel modo di dire con cui, di solito, si intende "un'inchiesta che non rompa le scatole a noi". L'opposizione, di rimando, parla apertamente di intromissione editoriale del governo nel servizio pubblico.

Quando una scelta editoriale fa gioire un vicepremier e disperare una redazione intera, forse la domanda su chi comanda in Rai se la risponde da sola.

Il dettaglio che non fa ridere

C'è un lato di questa storia in cui il sarcasmo si ferma. Ranucci non è un conduttore qualunque: è un giornalista che vive sotto scorta, dopo i proiettili trovati davanti a casa nel 2024 e l'ordigno esploso sotto la sua auto nell'ottobre 2025. Nel commentare la sua uscita ha evocato persino Giulio Regeni, con una frase che pesa come un macigno. La sua promessa è che "non condurrò Report, ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa".

Poi sì, ci sono anche i risvolti da soap aziendale: a 65 anni e a due dalla pensione, si parla di possibili cause per demansionamento — con il precedente di chi, in Rai, quelle cause le ha pure vinte. Ma ridurre tutto a una questione di poltrone sarebbe comodo. Qui il punto è un altro: cosa resta di un programma d'inchiesta quando a decidere chi lo conduce non è più la redazione, ma il piano di sopra. La risposta, temiamo, la vedremo in onda l'8 novembre.


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