Anno MMXXVI · Giorno CCLXXII · Martedì
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

Quel punto alla fine

Nessuno l’ha deciso, ma un punto fermo a fine messaggio adesso suona come una porta sbattuta.

Allora. A un certo punto — senza che nessuno votasse niente, senza circolare, senza riunione — il punto fermo è diventato aggressivo. Il segno più innocuo della grammatica, quello che ti insegnano a sei anni, oggi in chat suona come una porta sbattuta. “Va bene.” Con il punto. Cioè: non va bene per niente, e tu lo sai già.

Scrivi ok e sei uno tranquillo. Scrivi ok. e hai dichiarato guerra. Metti il punto esclamativo, ok!, e sembri disperato, uno che si scusa di respirare. Tre puntini, ok…, e allora è finita, c’è sotto tutto un discorso che non farai mai. Abbiamo preso tredici caratteri e ci abbiamo montato sopra un intero sistema d’allarme.

Il buffo è che nessuno l’ha deciso. Non c’è un manuale, non è uscita una legge. Eppure lo sappiamo tutti, alla perfezione, come cani che fiutano la paura. Uno legge “Certo.” e sente il gelo salire dallo schermo. Poi passa mezz’ora a rileggere il suo stesso messaggio chiedendosi se quel punto lo faceva sembrare uno stronzo. Lo faceva. Lo fa sempre.

E a voce niente, eh. Parli, le frasi finiscono da sole, nessuno si offende per come le chiudi. Ci siamo inventati una lingua intera solo per riuscire a ferirci a distanza con la punteggiatura. Bravi noi. Comunque adesso torna su, rileggi, e conta i punti che ho messo. Visto.

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