Metto la roba dentro, imposto due minuti, e poi cosa faccio? Fisso il display. Non apparecchio, non rispondo ai messaggi, non esisto. Guardo i numeri che scendono come se stessero per rivelarmi qualcosa. Due minuti della mia vita a fare da spettatore a un conto alla rovescia che conosco gia'.
Ma il punto e' il finale. Perche' io il microonde lo fermo prima. Sempre. Zero uno, sportello aperto, beccato. Nessun beep. Come se avessi disinnescato una bomba, come se avessi battuto la macchina sul tempo. Un trionfo minuscolo che non ho raccontato a nessuno, perche' non significa niente, e forse e' proprio per questo che lo faccio ogni volta.
Non so nemmeno chi sto fregando. Il microonde non tiene il punteggio. Il beep non e' una punizione, e' un suono. Eppure c'e' qualcosa di stupidamente soddisfacente nel non farlo suonare — come chiudere la portiera senza sbatterla, come rispondere al telefono prima del secondo squillo. Piccole prove, tutte per me stesso, che sono ancora sveglio, presente, sul pezzo.
Poi mangio in piedi fissando il vuoto. Ma almeno il beep non l'ho fatto suonare. Uno a zero.

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