Il bottone del semaforo pedonale. Lo premi. Non succede niente. Lo premi di nuovo, più convinto, come se la prima volta non avesse capito. E niente. In metà delle città quel pulsante non è collegato a un bel niente: è un soprammobile per le tue dita. Il verde arriva quando deve arrivare, deciso da un timer che se ne frega di te, e tu resti lì persuaso di aver dato una mano.
Poi c'è il tasto “chiudi porte” dell'ascensore, che quasi ovunque è disattivato per legge e le porte si chiudono quando gli pare. E il termostato dell'ufficio, quello per cui si litiga da anni: in un sacco di posti è finto, staccato da tutto, montato apposta per far smettere la gente di lamentarsi. Ci pensi? Qualcuno ha installato un bottone finto per darti la sensazione di controllo, mentre la temperatura vera la decide un tizio in uno scantinato.
E la cosa assurda è che funziona. Lo premi e ti senti più tranquillo. Non è che lo schiacci per farlo succedere davvero, lo schiacci per aver fatto qualcosa invece di startene lì impalato ad aspettare come un cretino. L'illusione di controllo costa meno del controllo. È un placebo, e i placebo funzionano.
Alla fine forse è l'oggetto più onesto del mondo moderno. Finge di ascoltarti, non fa niente, ti tiene buono. Come un bel po' di altre cose, se ci penso. Vabbè. Domani lo premo di nuovo.

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