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Salute

A 25 anni hai già le placche. Buongiorno, Gen Z

Lo studio REACT su oltre 16.800 adulti (NEJM, ESC 2026): il 57% ha placche aterosclerotiche silenti e già 1 su 13 tra i 18 e i 29 anni ne ha almeno una. E i vecchi punteggi di rischio quasi non le vedono.

Diciamocelo: c'è qualcosa di profondamente ingiusto nello scoprire che, mentre tu a 26 anni ti senti immortale tra un aperitivo e una corsetta della domenica messa lì solo per sentirti in pace con l'universo, dentro le tue arterie potrebbe già essere partito il cantiere. Non tra vent'anni. Adesso.

A dirlo non è l'amico ipocondriaco che ha fatto il corso di primo soccorso e ora si crede House, ma uno degli studi più grossi mai fatti sul tema. Si chiama REACT, è stato presentato al congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC 2026) e pubblicato il 1° ottobre sul New England Journal of Medicine — che nel mondo della medicina è più o meno come uscire su copertina di Vogue, ma per i dottori.

Il numero che rovina la colazione

I ricercatori hanno preso 16.808 adulti tra i 18 e i 70 anni, in Danimarca e Spagna, tutti apparentemente sani: niente infarti alle spalle, niente diagnosi, gente che alla domanda «come va il cuore?» avrebbe risposto «benissimo, grazie». Poi li hanno infilati dentro ecografie vascolari 3D di carotidi e femorali e TC coronariche. Risultato: nel 57,1% dei casi c'erano già placche aterosclerotiche. Più della metà. Silenti, invisibili, zero sintomi.

Ma la statistica che fa davvero accartocciare lo stomaco è un'altra: circa 1 persona su 13 tra i 18 e i 29 anni aveva già almeno un'arteria con la sua brava incrostazione. Tradotto per la Gen Z: puoi avere l'età dei meme sulla crisi esistenziale e il TikTok ancora caldo, e intanto le tue coronarie fanno già manutenzione straordinaria.

Ricostruzione 3D di una placca aterosclerotica dallo studio REACT
La ricostruzione 3D di una placca nelle immagini dello studio REACT. Carina finché non è nella tua carotide.

«Ma io sto benissimo» (lo pensavano tutti)

Qui sta il punto che manda in crisi decenni di prevenzione fatta a occhio. Finora il rischio cardiovascolare si calcola con la formuletta classica: età, pressione, colesterolo, fumo, qualche risata sul BMI. Il problema è che quei punteggi hanno beccato solo una fettina minima di chi aveva già la malattia in corso. Cioè: il modello ti dice «sei a basso rischio, vai tranquillo» mentre la placca è già lì, seduta comoda, che si fa gli affari suoi.

«Fino ad ora le decisioni preventive si basavano su una stima del rischio, ma non sapevamo se la malattia fosse già presente», ha spiegato Henning Bundgaard, uno dei coordinatori. Il collega Borja Ibáñez rincara: per decenni abbiamo tirato a indovinare con età, pressione e colesterolo.

Detto in modo meno elegante: abbiamo passato anni a scommettere sul meteo senza guardare fuori dalla finestra.

Il team di ricerca del Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares
Il team del CNIC dietro lo studio REACT. Gente che ti guarda le arterie meglio del tuo ex.

Maschi, femmine e il conto che arriva prima

Dettaglio che ai ragazzi non piacerà: negli uomini l'aterosclerosi parte con un anticipo di 5-10 anni rispetto alle donne. Loro, le donne, se la cavano meglio fino alla menopausa, dove però tra i 40 e i 60 anni arriva l'impennata. Insomma, prima o poi il biglietto lo stacchiamo tutti, cambia solo l'orario del treno. Verso i 60-70 anni la placca ce l'hanno 9 persone su 10: a quel punto non è più una brutta notizia, è la normalità statistica.

E quindi? Panico o avocado?

Né l'uno né l'altro, calma. Lo studio non dice che a 25 anni devi iniziare a vivere di statine e paura. Dice una cosa più scomoda e più utile: la prevenzione seria andrebbe anticipata, e forse un giorno un'ecografia delle carotidi sarà banale come misurarsi la pressione. Nel frattempo le mosse noiose di sempre restano le uniche che funzionano davvero — meno fritto, meno sigarette, muoversi, dormire, non trattare il colesterolo come un dettaglio estetico.

La verità poco instagrammabile è questa: il corpo tiene il conto molto prima di presentartelo. E lo studio REACT è solo l'ennesima prova che quel «ho tutta la vita davanti» andrebbe preso un filo meno alla lettera. Poi vabbè, ora vai pure a finire la tua bowl. Ma magari con un po' meno bacon sopra.


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