C'è questo momento preciso in cui il telecomando smette di funzionare e tu, invece di alzarti a cercare le pile, premi il tasto più forte. Come se il problema fosse l'entusiasmo. Come se dentro ci fosse un tizio che dorme e va svegliato bussando con più decisione. Non funziona mai, ovviamente. Ma lo rifai. Ancora più forte. Poi lo agiti. Poi lo punti dritto verso la TV con una precisione da cecchino, come se il raggio infrarosso avesse bisogno di essere preso bene di mira.
La cosa geniale è che sappiamo tutti come funziona. Sappiamo che sono le pile. Lo sappiamo da quando avevamo otto anni. Eppure il primo istinto non è mai la razionalità, è la violenza gentile: convincere un oggetto a obbedire mettendoci più forza fisica. Vale per il telecomando, vale per il tasto dell'ascensore premuto tre volte, vale per il “carica” che schiacci con l'indice come se stessi spremendo l'ultima goccia di internet dal telefono.
Forse è che non sopportiamo l'idea di essere fermati da qualcosa di così stupido come due pile. Due pile. Un problema da trenta centesimi che ci costringe ad alzarci dal divano. E allora resistiamo, premiamo, insistiamo, contrattiamo con la plastica. Un ultimo tentativo. Poi un altro ultimo tentativo. Alla fine ci alziamo comunque, brontolando, come se ci avesse traditi qualcuno.

Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.