Se pensavi che la pirateria fosse roba dei film con Johnny Depp e un pappagallo sulla spalla, ti sbagliavi di grosso. La pirateria è tornata, e non nel Mar dei Caraibi. È tornata nel Mar Arabico, al largo della Somalia, dove qualcuno ha chiaramente deciso che gli anni Duemila erano meglio dei Duemilaventi.
Negli ultimi sette giorni, almeno quattro navi sono state prese di mira da gruppi armati al largo della costa somala. Il UK Maritime Trade Operations (UKMTO), che di solito si occupa di avvisare le navi mercantili di tempeste e rotte trafficate, ha dovuto alzare il livello di minaccia a "sostanziale" — il che, in termini marittimi, significa "cominciate a preoccuparvi seriamente".

Il cronogramma del caos:
- 21 aprile: una nave viene dirottata al largo di Mareeyo, nel nord della Somalia.
- 22 aprile: la petroliera Honour 25, con 17 membri dell'equipaggio a bordo (10 pakistani, 4 indonesiani, 1 indiano, 1 singalese e 1 birmano), viene sequestrata e portata nelle acque territoriali somale tra Xaafun e Bander Beyla.
- 24 aprile: un peschereccio con bandiera somala e un'altra petroliera vengono presi. Nello stesso giorno, due uomini armati su un'imbarcazione leggera provano a salire su una nave cargo, ma vengono respinti dai colpi di avvertimento dell'equipaggio.
- 27 aprile (ieri): un'altra nave cargo viene sequestrata a sole sei miglia nautiche da Garacad. I dirottatori la ridirigono verso le acque territoriali somale. Nessun dettaglio aggiuntivo, nessun contatto. Solo silenzio e paura.
Il UKMTO ha emesso un avviso lapidario: "A causa dell'aumento della minaccia di possibile attività di gruppi pirata (PAG), le navi sono invitate a transitare con cautela". Aggiungendo, per completezza, che le condizioni meteorologiche sono favorevoli alle operazioni con imbarcazioni leggere. Tradotto: c'è bel tempo, quindi i pirati sono in giro a fare shopping.
Il déjà vu da 400 milioni di dollari:
Tra il 2005 e il 2012, i pirati del Corno d'Africa hanno intascato tra i 339 e i 413 milioni di dollari solo in riscatti, secondo le stime della Banca Mondiale. Poi, grazie a pattuglie navali internazionali e a una maggiore sicurezza marittima, la minaccia era quasi scomparsa. Ma "quasi" è la parolina che fa la differenza. Da circa tre anni a questa parte, la pirateria sta tornando. Non con i cannoni di una volta, ma con imbarcazioni leggere, uomini armati e la consapevolezza che nessuno sta più guardando.
La petroliera sequestrata il 22 aprile, per esempio, era intestata a interessi pakistani e noleggiata da commercianti locali. Stava trasportando una grande quantità di carburante da Berbera a Mogadiscio quando sei uomini armati del distretto di Bandarbeyla l'hanno intercettata. Nessuna richiesta di riscatto è stata ancora avanzata, ma le autorità di Puntland sono già sotto pressione dai leader della comunità per garantire il rilascio dell'imbarcazione e dell'equipaggio.
Cosa significa tutto questo?
Significa che la pirateria non è un ricordo del passato. Significa che, mentre il mondo è distratto da guerre più grandi e crisi energetiche, qualcuno nel Golfo di Aden sta ricostruendo un business che sembrava morto e sepolto. Significa che la rotta tra il Mar Rosso e l'Oceano Indiano, già messa a dura prova dagli attacchi degli Houthi nello Yemen, ora ha un altro problema da aggiungere alla lista.
E soprattutto significa che, se stavi pensando di fare una crociera tra la Somalia e lo Yemen, forse è meglio rimandare. Anche se il buffet è incluso.
Fonti:

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