C’è una cosa che nessuno ammette: quando cammini sul marciapiede e qualcuno dietro di te va esattamente alla tua velocità, la civiltà comincia a perdere pezzi. Non sta succedendo nulla. Non c’è minaccia, non c’è trama, non c’è nemmeno una colonna sonora. Solo due adulti che hanno firmato senza volerlo un contratto di sincronizzazione pedonale.
Allora inizi a recitare. Rallenti fingendo di guardare una vetrina chiusa. Acceleri come se avessi improvvisamente ricordato un appuntamento con il destino, o più realisticamente con un kebab. Lui accelera anche. O forse no. Forse è il tuo cervello che ha deciso di trasformare un marciapiede in un tribunale.
La parte ridicola è che nessuno dei due vuole vincere. Vogliamo solo smettere di essere una coppia involontaria agli occhi di un lampione. La città è piena di queste micro-coreografie: sconosciuti che si scansano, si inseguono, si superano con falsa nonchalance. Siamo animali sociali, sì, ma con un problema serio di gestione delle distanze brevi.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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