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Economia

Paramount si prende Warner, e Londra alza il muro

Il 30 giugno il Regno Unito ha annunciato di essere 'orientato a intervenire' sulla fusione da 110 miliardi tra Paramount Skydance e Warner Bros Discovery. Stati Uniti e Cina hanno gia' detto si', ma per David Ellison il traguardo di settembre si complica.

C'e' un modo elegante per dire «stiamo per creare un mostro televisivo che controlla mezzo palinsesto del pianeta», ed e' chiamarlo fusione. C'e' pero' anche chi, dall'altra parte della Manica, ha deciso di chiamarlo col suo nome e di mettersi di traverso. Benvenuti nella telenovela da 110 miliardi di dollari con cui Paramount Skydance vuole ingoiare Warner Bros Discovery: il tipo di operazione che, se fosse un film, sarebbe prodotto da entrambe le case coinvolte.

Le torri dell'acqua di Paramount (A Skydance Corporation) e Warner Bros affiancate
Le due torri dell'acqua piu' famose di Hollywood, presto sotto lo stesso tetto. Forse.

Cosa c'e' davvero dentro il carrello

Facciamo l'inventario, perche' fa un certo effetto. Se il deal va in porto, un solo padrone si ritrova in mano HBO Max, l'universo DC, la CNN International, Cartoon Network, Nickelodeon, Paramount+, TNT Sports e — nel Regno Unito — pure il canale generalista Channel 5. In pratica cartoni, notiziari, calcio, serie tv e blockbuster nello stesso cassetto. A guidare la manovra c'e' David Ellison, il figlio del fondatore di Oracle Larry Ellison, che questo matrimonio lo sogna da tempo e che ha gia' incassato i si' piu' pesanti.

Perche' la parte assurda e' proprio questa: gli ostacoli grossi, teoricamente, erano gia' caduti. Il Dipartimento di Giustizia americano ha dato via libera il mese scorso con una nota inusualmente lunga per dire che «l'operazione non danneggia la concorrenza». Anche la Cina ha fatto passare tutto. In Europa Bruxelles sembra a un passo dal semaforo verde dopo qualche concessione «modesta». Sulla carta, insomma, Ellison era in discesa verso il traguardo di settembre 2026.

La ministra della Cultura britannica Lisa Nandy con lo sfondo del Big Ben
La ministra della Cultura Lisa Nandy: e' lei ad aver rimesso in discussione il finale.

Poi si e' messa di mezzo Londra

Il 30 giugno la ministra della Cultura britannica Lisa Nandy ha scritto alle parti per informarle di essere «orientata a intervenire», definendo l'unione «senza precedenti». Il motivo? La sacra pluralita' dei media: l'idea che le notizie, la tv per bambini e lo streaming di un intero Paese non debbano finire nelle mani di sempre meno persone. Nandy vuole addirittura allargare le regole per farci rientrare anche le piattaforme on demand, che oggi tecnicamente sfuggono ai controlli sul pluralismo.

Le aziende hanno tempo fino al 6 luglio per rispondere. Poi la ministra decide se far scattare la notifica formale di intervento, che aprirebbe le indagini di Ofcom (i media) e della CMA (l'antitrust). E qui parte il brivido lungo la schiena dei dirigenti: la stessa CMA nel 2023 bloccò l'acquisizione da 69 miliardi di Activision Blizzard — quelli di Call of Duty — da parte di Microsoft, mandando su tutte le furie due colossi americani. Precedente non proprio rassicurante.

La torre dell'acqua con il logo Warner Bros negli studi di Hollywood
Warner Bros: cent'anni di storia del cinema che passano di mano al netto dei burocrati.

Tanto rumore per il 19%?

La parte quasi comica e' che, numeri alla mano, nel Regno Unito Paramount+ e HBO Max sono pesci piccoli. Lo streaming britannico e' dominato da Netflix, che da solo vale il 59% del mercato, seguito da Amazon Prime Video, Disney+, iPlayer della BBC e ITVX. Secondo Ofcom, Paramount+ finiva nel 2025 in un generoso calderone «altri» da appena il 6%. Anche sommando l'on demand delle due aziende si arriva a circa il 19%. Non esattamente un monopolio da romanzo distopico.

Eppure e' proprio questo il punto: quando in ballo ci sono notizie, cartoni e sport, i governi preferiscono guardare col monocolo del gioielliere anche i deal che non fanno gridare nessuno allo scandalo. Per Ellison significa che il traguardo di settembre adesso ha una curva a gomito chiamata Londra. E se c'e' una cosa che la Brexit-land ha imparato a fare bene, e' prendersela comoda con le pratiche altrui.

Morale della favola: puoi convincere Washington, Pechino e mezza Bruxelles, ma poi ti tocca comunque aspettare la lettera di una ministra britannica. Il capitalismo globale, signori, ha ancora i suoi guardiani con l'ombrello.


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