C'è un genere molto specifico di trama hollywoodiana: il governo nasconde gli alieni in un hangar, e un manipolo di scienziati ribelli passa il film a cercare di farli uscire. Nella realtà del 2026 la sceneggiatura è stata riscritta, e fa molto più ridere: è il governo stesso che assume gli scienziati per cercare gli UFO. Con tanto di consiglio, organigramma e riunioni di coordinamento.
La settimana scorsa l'astrofisico di Harvard Avi Loeb — quello che da anni sostiene che dovremmo prendere sul serio gli oggetti strani in cielo — ha annunciato online di essere a capo di un nuovo UAP Science Advisory Council, un comitato scientifico che fornirà consulenza al governo americano sui cosiddetti UAP, gli "Unidentified Anomalous Phenomena". Che poi, tradotto dal burocratese, sono gli UFO con il colletto inamidato.

Cosa fa, di preciso, questo consiglio
Il council nasce a supporto del nuovo UAP Governance Board interagenzia voluto dall'amministrazione Trump. L'obiettivo, parole di Loeb, è «consigliare il governo degli Stati Uniti su come risolvere la natura degli UAP» e capire se questi avvistamenti rappresentino minacce alla sicurezza nazionale oppure — e qui Loeb scalpita — «grandi nuove scoperte».
Visto che, come spiega lui stesso, «gli UAP sono oggetti fisici che interagiscono con gli umani», nel comitato non ci sono solo fisici: ci sono anche esperti di psicologia e biologia. Tra i nomi spunta Tim Gallaudet, ammiraglio della Marina in pensione ed ex sottosegretario al Commercio, che porta in dote la sua competenza in scienze oceaniche. Perché a quanto pare, nel 2026, gli alieni li cerchiamo anche sott'acqua.
Il contesto: i file desecretati di Trump
Tutto questo non cade dal cielo (gioco di parole voluto). A febbraio 2026 Trump aveva ordinato a Pentagono e agenzie federali di avviare la declassificazione totale dei documenti su UFO e UAP. Da allora il Dipartimento della Difesa ha rilasciato più tranche di file, l'ultima delle quali — la terza — definita da Loeb «la più intrigante finora», con tanto di report firmato dal direttore dell'All-Domain Anomaly Resolution Office (AARO).

Il problema? Come ha fatto notare The Guardian, i documenti pubblicati finora mostrano luci strane e poche certezze: orb luminosi, dischi con «luci rotanti sul fondo», e la solita doppia ipotesi da manuale — «dispositivo di ricognizione avanzato di un governo straniero» oppure «oggetto di origine extraterrestre». Insomma: o è la Cina, o sono i marziani. Scegliete voi.
E c'è chi sospetta che tutta questa improvvisa trasparenza sia un comodo diversivo: i file UFO escono giusto quando l'amministrazione ha bisogno di spostare i riflettori da qualcos'altro. La verità è là fuori, certo, ma anche la strategia comunicativa.
Il dettaglio storico che dovrebbe farci riflettere
Qui arriva la parte che adoriamo. In mezzo ai file declassificati c'è una vecchia ammissione della CIA: i suoi stessi documenti interni riconoscono che i voli segreti degli aerei spia U-2 e OXCART hanno causato più della metà di tutti gli avvistamenti UFO tra fine anni '50 e anni '60. E che il celebre Project Blue Book diede al pubblico spiegazioni false, giusto per proteggere i programmi militari.
Tradotto: per decenni gli "alieni" erano spesso roba nostra, tenuta nascosta. Il che non esclude nulla, ma ridimensiona parecchio l'entusiasmo.
Ed è esattamente per questo che l'idea di un consiglio scientifico, con metodo e peer review, non è poi così ridicola. Per anni il dossier UFO è stato terreno di complottisti, millantatori e documentari notturni. Mettere dei ricercatori veri a guardare i dati — invece di lasciarli ai meme — è forse l'unico modo per distinguere un drone cinese da un fenomeno davvero anomalo. O per ammettere, finalmente, che dietro la luce nel cielo c'era solo un pallone meteorologico.
Loeb, dal canto suo, una cosa l'ha detta chiara: ciò che lo tiene sveglio la notte non sono gli alieni, ma l'intelligenza artificiale e i deepfake, che presto renderanno qualsiasi "prova" video impossibile da verificare. Forse il vero fenomeno non identificato siamo noi.
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