Diciamocelo: quando ti dicono che l'uomo che ha disegnato l'iPhone sta lavorando al «prossimo grande dispositivo», ti immagini qualcosa. Un occhiale, un pin da appuntare sul petto, magari un telefono che finalmente non ti manda in ansia. Quello che non ti immagini è una ciambella. Eppure eccoci qua.
Secondo un report di Bloomberg rilanciato in questi giorni da mezzo internet, il primo pezzo di hardware firmato OpenAI e Jony Ive sarebbe uno smart speaker senza schermo, grande come un disco da hockey, a forma di ciambella. Prezzo: tra i 300 e i 400 dollari. Uscita prevista: 2027. Sì, hai letto bene: pagherai come uno smartphone di fascia media per un aggeggio che non ha nemmeno un display.
Cos'è, di preciso, questa ciambella
Togliamoci il dubbio subito: non si mangia. È un altoparlante a batteria, portatile, che si porta in giro con una mano e che dovrebbe seguirti da una stanza all'altra come un gatto ben educato. Niente schermo, ma in compenso luci, telecamere, sensori e parti mobili che si muovono da sole per dargli — parole loro — «personalità». In pratica: quando ChatGPT ti risponde, la ciambella si illumina e si agita. Quando ti ascolta, altre lucine. L'idea è farlo sembrare un oggetto vivo, non un elettrodomestico.

Sotto il cofano — anzi, sotto la glassa — gira una versione avanzata della modalità vocale di ChatGPT: un modello full-duplex che ti ascolta e parla nello stesso momento, senza quella pausa imbarazzante da walkie-talkie a cui gli assistenti vocali ci hanno abituati da un decennio. Le telecamere, poi, servono a fargli guardare la stanza: capire dove sei, cosa hai davanti, cosa stai facendo. Perché a quanto pare il futuro dell'intelligenza artificiale è un oggetto con gli occhi appoggiato sul tuo comodino. Cosa mai potrebbe andare storto.
Il piano segreto (nemmeno tanto) di Altman
Dietro la ciambella c'è un'ambizione grossa quanto il portafoglio di Sam Altman: sganciarci dallo smartphone. OpenAI nel 2025 si è comprata io Products, la startup hardware di Jony Ive, per la modica cifra di 6,5 miliardi di dollari in azioni, portandosi in casa mezza vecchia squadra di design di Apple. L'obiettivo dichiarato è costruire una famiglia di dispositivi «AI-native»: la ciambella sarebbe solo il primo. Il sogno è che tra qualche anno non tiri più fuori il telefono, ma parli con l'aria intorno a te. Molto elegante sulla carta. Meno elegante quando l'aria intorno a te ti chiede se vuoi rinnovare l'abbonamento.

E qui arriva la parte gustosa. Apple, cioè l'ex casa di Jony Ive, avrebbe fatto causa a OpenAI accusandola di aver copiato tecniche di finitura metallica. Tradotto: il maestro se n'è andato, si è portato dietro gli allievi, e ora il vecchio datore di lavoro sostiene che gli abbiano pure fregato la ricetta della vernice. OpenAI, ovviamente, giura che la sua ciambella è «qualcosa di completamente nuovo». Come tutte le ciambelle, del resto.
Ma davvero ci serve?
La domanda vera non è se OpenAI riuscirà a costruirla — con quei soldi e quei designer, probabilmente sì. La domanda è se qualcuno, nel 2027, avrà voglia di mettere in salotto un oggetto da 400 dollari con telecamere sempre accese che lo osserva mentre mangia sul divano. Abbiamo passato gli ultimi anni a scoprire quanto ci spiano telefoni, smart TV e assistenti vocali — e la risposta di OpenAI è: e se ti spiassero con più stile?
Il bello del design di Ive è sempre stato far sembrare desiderabile qualcosa di cui non sapevi di avere bisogno. Con la ciambella la sfida è a livello superiore: far sembrare desiderabile una telecamera che vive con te. Se ci riescono, tra due anni ne avremo tutti una accanto alla pianta grassa. Se falliscono, resterà il gadget più costoso e più circolare della storia di OpenAI. In entrambi i casi, una cosa è certa: la mangeremo con gli occhi.
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