C'e' un momento, in ogni estate, in cui Hollywood decide di ricordarci che il cinema non e' morto, e' solo andato in vacanza al mare come tutti noi. Quest'anno il promemoria arriva sotto forma di un signore inglese con la giacca beige e la fissazione per la pellicola, che ha preso il libro che ti hanno fatto leggere alle medie e ci ha costruito sopra il debutto piu' grosso della sua carriera. Lo spoiler lo conoscevamo tutti da tremila anni: Ulisse torna a casa. Ha incassato lo stesso.
Parliamo di Odissea di Christopher Nolan, uscito nelle sale italiane il 16 luglio con un giorno di anticipo sul resto del mondo — perche' se c'e' un poema che ci sentiamo un po' nostro, e' proprio quello. E gli italiani hanno risposto come si risponde a una cosa nostra: correndo al cinema in massa e svuotando il portafogli.
I numeri: quando Omero batte i supereroi
Nel primo weekend il film ha incassato 264 milioni di dollari nel mondo, il miglior debutto di sempre per Nolan. Per capirci: ha superato Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, che nel 2012 aveva aperto a 249 milioni. Batman contro un tizio con arco e frecce del 700 avanti Cristo, e ha vinto il tizio con l'arco.
In Italia il risultato e' quasi commovente: quasi 10 milioni di euro in quattro giorni (per la precisione 9.993.840 euro, quei 6.000 mancanti fanno rosicare qualcuno in un ufficio Universal), 1,2 milioni di spettatori e una media per sala di quasi 17.000 euro, quando la media normale di un film sta tra i 3.000 e i 5.000. L'Italia e' il quarto mercato al mondo per il film, dietro solo a Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Non male per un Paese che, statisticamente, al cinema non ci va quasi mai.

La cinepresa da 130 chili
Qui arriva la parte da nerd che a Nolan piace tanto: Odissea e' il primo lungometraggio della storia girato interamente con cineprese IMAX. Non "alcune scene", non "i momenti clou": tutto. Per farlo, il regista ha costretto degli ingegneri a inventare una macchina da presa da 130 chili, ribattezzata "The Keighley", chiusa in un involucro insonorizzato cosi' da registrare i dialoghi senza doverli amplificare. Il conto totale della follia: 640.000 metri di pellicola e 91 giorni di riprese in giro per il mondo.
Il paradosso Gen Z della faccenda: la maggior parte degli italiani questo capolavoro tecnico l'ha visto in formato normale, perche' di sale IMAX vere e proprie da noi ce ne sono pochissime. Nolan gira per una manciata di schermi al mondo, e noi ci accontentiamo, come al concerto dove hai il biglietto piu' economico ma canti lo stesso.

Non e' l'eroe furbo che ricordavi
La cosa piu' interessante e' che Nolan non ha girato il solito peplum muscolare. La critica lo ha premiato con un 95% su Rotten Tomatoes — il punteggio piu' alto della sua carriera — e una A su CinemaScore, raccontando un Ulisse (un Matt Damon "magnifico" secondo i critici) che non e' l'eroe astuto dei riassunti scolastici, ma un uomo lacerato dai rimorsi, costretto a fare i conti con il prezzo morale delle sue vittorie, cavallo di Troia incluso.
Intorno a lui, un cast che sembra il fantacalcio di un produttore ubriaco di soldi: Anne Hathaway come Penelope d'acciaio, Tom Holland come Telemaco, e poi Robert Pattinson, Zendaya nei panni di Atena, Charlize Theron come Calipso e Lupita Nyong'o in doppio ruolo. Centosettantadue minuti che i critici hanno definito "una lettera d'amore al cinema". Tradotto: portatevi le provviste, ma ne vale la pena.
Morale della favola, o meglio del mito: in un'estate in cui tutti danno il grande schermo per moribondo, e' bastato un poema di tremila anni fa e un maniaco della pellicola per riempire le sale. Forse la vera odissea non era quella di Ulisse, ma convincere la Gen Z a spegnere il telefono per tre ore. E, a quanto pare, ci sono riusciti.
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