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Tecnologia

La Norvegia vuole togliervi gli occhiali di Zuckerberg

Oslo propone il primo divieto nazionale (temporaneo) sugli occhiali con fotocamera e AI in parchi, spiagge, scuole e palestre. Motivo: nessuno vuole finire filmato a sua insaputa. Meta, nel frattempo, sogna di sostituire lo smartphone.

Diciamocelo: c'è stato un momento, più o meno nel 2013, in cui l'umanità ha guardato i Google Glass e ha deciso all'unanimità che chi li indossava era un glasshole. Fine della storia, pensavamo. E invece no: dieci anni dopo gli occhiali con la telecamera sono tornati, si sono vestiti da Ray-Ban, hanno imparato a parlare con l'intelligenza artificiale e sono finiti sulla faccia di gente normalissima. Gente che magari sta al parco. Mentre tu prendi il sole. In costume.

Ecco, la Norvegia ha detto basta. O meglio: «basta, per ora».

Il primo divieto nazionale (temporaneo)

Lunedì 5 ottobre il governo di centrosinistra di Oslo ha annunciato che porterà al Storting, il Parlamento norvegese, una legge per vietare temporaneamente gli occhiali smart con AI in una serie di luoghi pubblici. Come ha sottolineato il Financial Times (ripreso dall'Irish Times), è il primo Paese di peso a muoversi così. L'elenco, ancora provvisorio, è lungo: parchi, spiagge, musei, centri commerciali, eventi pubblici. E poi tutti i posti dove ci sono bambini: scuole, asili, parchi giochi, centri giovanili. In valutazione anche strutture sanitarie, palestre con spogliatoi e docce, piscine, università.

A metterci la faccia è Torgeir Micaelsen, ministro della Digitalizzazione, che la spiega così: «Sono preoccupato per l'arrivo di una tecnologia nuova e potente con cui le persone rischiano di essere fotografate, filmate o registrate» senza saperlo. E ancora: «Non vogliamo una società in cui le persone temono registrazioni audio, foto e video nascosti». Il divieto, dice, servirà a «fare una valutazione approfondita e un dibattito informato». Nel frattempo un gruppo di esperti scriverà le regole permanenti.

Un paio di occhiali Ray-Ban Meta con la fotocamera integrata nella montatura
Il puntino nero sulla montatura è la fotocamera. Discreto, eh? (foto: TechRadar)

Non è un bando totale (ma il messaggio arriva)

Il governo ci tiene a precisarlo: niente divieto generale. A casa tua puoi indossarli quanto vuoi, e restano ammessi dove non c'è il rischio di riprendere gli altri senza consenso. Resta però da capire quali dispositivi rientrino: solo occhiali con fotocamera e microfono? Anche quelli con solo audio? Anche altri wearable con funzioni simili? Il testo, per ora, non c'è. E il governo, che è di minoranza, dovrà pure trovarsi i voti.

Ma la cosa divertente è che la Norvegia, come Paese, arriva dopo pezzi della sua stessa società. Le scuole di Oslo li avevano già banditi. Equinor, il colosso del petrolio e del gas e prima azienda del Paese, li ha vietati negli uffici e sulle piattaforme offshore. Quando un'azienda petrolifera ti fa la morale sulla privacy, forse un problema c'è davvero.

Il resto del mondo si sta svegliando

Oslo non è sola, è solo la prima a farlo su scala nazionale. Lo Stato di New York e Filadelfia hanno già tenuto lontani gli occhiali con fotocamera da tribunali ed edifici pubblici. In Australia si discute di misure simili. Nei Paesi Bassi la catena di ottica Hans Anders ha smesso di vendere gli occhiali Meta per motivi di privacy. Perfino MSC Crociere da luglio 2025 li vieta nelle aree comuni delle navi: puoi portarli a bordo, ma se li usi male la sicurezza te li sequestra. Che, detto da una nave con diciotto bar, è un bel livello di autocontrollo collettivo.

Il motivo è sempre lo stesso: i video girati di nascosto, anche di bambini e di donne negli spogliatoi. Non a caso alcuni attivisti li chiamano senza giri di parole «pervert technology», la tecnologia dei maniaci. Il led che si accende quando registri? Ottimo in teoria, peccato che basti un pezzetto di nastro adesivo per spegnere anche la coscienza.

Una modella indossa occhiali smart di Gentle Monster progettati per Android XR
Gli occhiali smart di Gentle Monster per Android XR: la prossima ondata è già in passerella (foto: Road to VR)

Zuckerberg contro il resto del mondo

Il problema, per Oslo, è che sta provando a fermare un treno lanciato. Meta, Google e OpenAI sono convinte che gli occhiali (e i wearable in generale) sostituiranno lo smartphone come porta d'accesso principale all'AI. Secondo Counterpoint Research, tra il 2026 e il 2032 i consumatori spenderanno oltre mille miliardi di dollari in dispositivi indossabili. Google si prepara con i partner Gentle Monster e Warby Parker, Meta continua a sfornare modelli insieme a EssilorLuxottica, che è italiana per metà e quindi un po' è anche affar nostro.

La traduzione Gen Z di tutto questo è semplice: l'industria ci vuole tutti con una telecamera in faccia e un assistente AI nell'orecchio, possibilmente entro la fine del decennio. E la domanda che pone la Norvegia è molto meno futuristica e molto più da gruppo di amiche al lago: «Scusa, ma mi stai filmando?». Se non riesci a capirlo guardando qualcuno negli occhi, letteralmente, abbiamo un problema.

Sarà un divieto efficace? Difficile dirlo: come controlli chi ha un paio di occhiali «normali» e chi un registratore da 400 euro? Ma almeno qualcuno ha deciso che il consenso viene prima del lancio del prodotto, e non dopo il primo scandalo. Per l'Europa, abituata a regolare la tecnologia cinque anni in ritardo, è quasi un'avanguardia. Per Zuckerberg, un'altra riunione con gli avvocati.


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