Sono le due di notte, la casa è ferma, non c'è un rumore. E parte la sigla di una pubblicità di quindici anni fa. Non tutta, eh. I tre secondi peggiori, in loop. Quelli che nemmeno ti piacevano quando la pubblicità esisteva ancora.
Ecco la cosa che non torna: non l'ho messa io. Nessuno l'ha messa. Il cervello ha un jukebox che suona da solo, sceglie da solo, e ha un gusto pessimo. Mai la canzone che ami tutta. Sempre il ritornello, anzi sempre lo stesso pezzetto di ritornello, come un disco che salta su una sillaba e basta. Ba-na-na-na. Grazie mille.
E l'unico modo per toglierla è metterne un'altra. Cioè: per liberarti da un parassita ne inviti un altro, sperando sia meno molesto. È una specie di catena alimentare che ti gira dentro la testa, e nessuno ti ha chiesto il permesso. Non puoi spegnerla. Puoi solo cambiare stazione a una radio che non hai acceso tu.
A volte penso che sia l'unica prova concreta che lì dentro c'è qualcuno che non siamo del tutto noi. Un coinquilino con le cuffie, che si ascolta la sua roba, a volume alto, alle due di notte. E domani, quando meno te lo aspetti, la rimette. Ba-na-na-na.

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