C'e' quel momento. Ti avvicini alla porta sicuro, con l'andatura di uno che sa dove sta andando. Spingi. Non succede niente. Spingi piu' forte, perche' evidentemente il problema e' la tua forza e non la direzione. Niente. Poi guardi giu' e c'e' scritto tira, in stampatello, con la pazienza di chi l'ha gia' scritto per te e per altri diecimila prima di te.
E la cosa peggiore non e' sbagliare. E' il mezzo secondo dopo, quando controlli con la coda dell'occhio se qualcuno ha visto. Perche' una porta, una lastra di vetro con una maniglia, e' riuscita a metterti in difficolta'. Non un esame, non un colloquio. Una porta.
Dicono sia colpa del design, che le maniglie verticali urlano "tira" anche quando la porta pensa "spingi", e che quindi non e' colpa tua. Bella consolazione. Nel frattempo la porta e' ancora li', chiusa, e tu sei ancora li', con la mano appoggiata al vetro come uno che chiede scusa. La spingi. La tiri. A un certo punto entri, si'. Ma non hai vinto. Hai solo trovato il modo giusto di perdere.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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