La prossima volta che dal dentista vi lamentate del rumore del trapano, pensate a Chagyrskaya Cave, Siberia, 59.000 anni fa: lì qualcuno potrebbe aver guardato un molare marcio e pensato, con serenità da tutorial YouTube preistorico, “ok, lo buco con una pietra”.
Secondo uno studio pubblicato su PLOS One e ripreso da Guardian, CNN, Ars Technica, Scientific American ed EurekAlert, un molare neanderthaliano trovato nella grotta russa mostra un foro profondo nella corona, fino alla camera pulpare. Non il classico “mi si è incastrato un semino”, ma una roba da odontoiatria survival: graffi, tracce microscopiche e usura successiva suggeriscono che il proprietario del dente sia sopravvissuto alla procedura e abbia continuato a usarlo.

Gli autori hanno provato a replicare i segni usando punte di diaspro su denti moderni. Risultato: un foro simile si può fare, ma serve tempo, controllo e una quantità di determinazione che oggi non trovi nemmeno in chi aspetta il tecnico della fibra. Gli esperimenti parlano di decine di minuti; in una bocca viva, infiammata e senza lampada LED, poteva volerci anche di più. Praticamente un abbonamento premium al dolore.
Il punto serio, sotto la battuta, è enorme: se l’interpretazione regge, non siamo davanti a “Neanderthal si stuzzica i denti”, ma a un intervento mirato su una carie. Diagnosi del punto dolente, scelta dello strumento, gesto invasivo, paziente che non scappa urlando nella taiga. Altro che cavernicoli stupidi: qui c’è problem solving, manualità fine e forse anche cura sociale. Uno tiene la testa, l’altro fora. Famiglia, ma in versione nonna che dice “stai fermo che passa”.

C’è anche il caveat, perché la scienza non è un thread motivazionale su LinkedIn: alcuni esperti restano cauti. Il foro potrebbe essere stato amplificato da trauma, decomposizione o uso ripetuto di strumenti tipo stuzzicadenti. Scientific American segnala proprio questo lato “calma, non abbiamo trovato lo studio dentistico con reception e riviste del 2012”. Però le tracce sperimentali e l’usura post-intervento rendono l’ipotesi abbastanza forte da meritare attenzione.
Interessante anche il contesto italiano: ANSA già nel 2017 raccontava denti neanderthaliani di Krapina, in Croazia, con scanalature e graffi interpretati come possibili tentativi di cura. La novità del molare siberiano è il salto di categoria: non solo manutenzione fastidiosa, ma possibile drilling, cioè la parola che fa sudare anche con l’assicurazione sanitaria.
Morale: il dentista esisteva prima del Wi‑Fi, prima delle città, prima della ricevuta fiscale e purtroppo anche prima dell’anestesia. Il che rende i Neanderthal meno “cugini rozzi” e più “persone con problemi molto moderni, ma strumenti molto peggiori”. In fondo, la civiltà forse comincia proprio lì: non quando inventi il fuoco, ma quando qualcuno ti dice “fidati, farà male solo un momento” e tu, per qualche motivo, resti seduto.
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