Anno MMXXVI · Giorno CCXVIII · Giovedì
Giornale tropicale permanente
notizie da una prospettiva scivolosa
Riflessioni

Metà bracciolo a testa

Un centimetro di plastica a diecimila metri, e all'improvviso siamo tutti diplomatici da guerra fredda.

Nessuno ne parla ma esiste, e ci giochiamo ogni volta. Sali in aereo, ti siedi, e c'e' quel pezzo di plastica in mezzo che e' di tutti e di nessuno. Il bracciolo. Un centimetro di terra di confine dove due gomiti si annusano come cani che devono ancora decidere se litigare.

La regola non e' scritta da nessuna parte eppure la conosciamo tutti: chi arriva primo pianta la bandiera. Poi pero' arriva l'altro, e comincia la vera trattativa. Micromovimenti. Tu avanzi di due millimetri fingendo di sistemarti la manica. Lui recupera terreno mentre finge di cercare qualcosa nella tasca del sedile. Nessuno guarda in faccia nessuno. Guardarsi sarebbe ammettere che sta succedendo qualcosa.

E la cosa assurda e' che sono le stesse persone che a un semaforo ti lascerebbero passare, che al bar ti direbbero prego, prima lei. Bravissima gente. Ma dagli mezzo bracciolo condiviso a diecimila metri e diventano diplomatici da guerra fredda. Territori contesi, tregue armate, ritirate strategiche verso il finestrino.

Forse e' l'unico posto dove siamo ancora onesti su una cosa: che lo spazio non basta mai per tutti, e che sotto sotto siamo tutti un po' animali con la cintura allacciata. Poi l'aereo atterra, ci alziamo, ci auguriamo buon proseguimento. E il bracciolo torna di nessuno. Fino al prossimo.

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