Ci sono finali che decidono un titolo e finali che decidono un'epoca. Quella di domenica prova a fare entrambe le cose contemporaneamente, e con la faccia tosta di chi sa di essere il centro del pianeta per novanta minuti. Al MetLife Stadium di East Rutherford, New Jersey, alle 15 locali (le 21 in Italia), si gioca Spagna-Argentina: la finale del Mondiale 2026. Da una parte un ragazzo di 19 anni, dall'altra un signore di 39. In mezzo, giusto due decenni e la storia del calcio.
Come ci sono arrivati (spoiler: soffrendo, uno dei due)
L'Argentina ha preso la strada panoramica, quella con le curve e il burrone. In semifinale contro l'Inghilterra era sotto di un gol — apertura di Gordon — e sembrava avviata verso il classico dramma sudamericano a reti invertite. Poi si e' ricordata di avere in campo Lionel Messi, che a 39 anni ha smesso di correre ma non di vedere: due assist chirurgici, l'1-1 di Enzo Fernandez all'85' e il 2-1 di Lautaro Martinez al 92'. Rimonta completata in tempo di recupero, cioe' nell'unico momento in cui l'Inghilterra credeva ancora ai rigori. Crudele, ma efficiente.
La Spagna, invece, ha fatto la cosa piu' spagnola possibile: ha vinto senza far sudare nessuno. 2-0 alla Francia, rigore procurato da Yamal e trasformato da Oyarzabal al 22', poi il raddoppio di Pedro Porro al 58' dopo l'ennesimo giro di giostra a centrocampo. Il dato che fa paura e' un altro: gli spagnoli hanno chiuso il torneo con sei clean sheet e un solo gol subito in tutta la competizione. Non e' una squadra, e' un antifurto.
Messi contro Yamal: il calcio si guarda allo specchio
Diciamolo, il marketing qui non ha dovuto sforzarsi. Da una parte Messi, alla che con ogni probabilita' e' la sua ultima partita ai Mondiali, uno che ha gia' vinto tutto e che ora gioca per la voce del verbo immortalare. Dall'altra Lamine Yamal, 19 anni, il talento che il calcio spagnolo esibisce come prova che il futuro non solo esiste, ma sa pure dribblare in area piccola.
La cosa piu' poetica e anche la piu' scomoda: quando Messi alzava la sua prima Champions, Yamal non era ancora nato. Ora si giocano lo stesso trofeo alla pari, e nessuno dei due ha intenzione di fare il gentiluomo. E' la finale padre contro figlio putativo, con la differenza che qui il figlio putativo tira le punizioni meglio di quasi tutti.
Due volte la stessa lingua, un solo trofeo
C'e' anche un dettaglio da quiz da bar che vale la pena tenersi: e' la prima finale nella storia quasi centenaria del Mondiale tra due nazioni che parlano la stessa lingua ufficiale, il castigliano. Insulti, cori e telecronache: tutto perfettamente comprensibile su entrambe le panchine. Niente scuse linguistiche, solo calcio.
E poi il peso della storia: l'Argentina, campione in carica, prova a diventare la prima nazionale a vincere due Mondiali consecutivi dai tempi del Brasile di inizio anni Sessanta. Un'impresa che non riesce a nessuno da oltre sessant'anni, e che ovviamente vogliono provare a firmare proprio adesso, con Messi che gioca l'ultima mano come se sapesse gia' il finale.
Manca solo il contorno americano: la finale si gioca in casa Stati Uniti, con tanto di pronostici arrivati fin dalla Casa Bianca, perche' a quanto pare nel 2026 anche i Mondiali passano dal ciclo delle notizie politiche. Ma domenica, per una volta, il rumore lo faranno i piedi. Spagna o Argentina, vecchio mondo o nuovo, Messi o Yamal. Il bello e' che, comunque vada, qualcuno domenica sera comincera' un'era e qualcun altro ne chiudera' una. In diretta, senza replay.
Fonti:

Commenti (0)
Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
Ancora nessun commento.