Sono le due di notte e apro il frigo. Non ho fame, non davvero. Guardo. C'è lo yogurt oltre la data, mezza cipolla in una busta, la senape. Chiudo. Passano dieci minuti e lo riapro. Stessa roba. Come se nel frattempo qualcuno fosse passato a rifornirlo. Come se la fisica avesse fatto un'eccezione, per me, stanotte.
È buffo perché lo so che è vuoto. L'ho appena visto. Eppure una parte di me — quella scema, quella che compra i gratta e vinci — pensa: magari stavolta. Magari il frigo si è aggiornato. È lo stesso meccanismo con cui ricarichi la mail che hai già ricaricato, o controlli il telefono che non ha suonato. Non cerchi niente. Cerchi che sia cambiato qualcosa.
E forse è tutta qui la faccenda. Non abbiamo fame di panini, abbiamo fame di novità, di un piccolo colpo di scena a costo zero. Un frigo che apri sperando in un finale diverso da quello che hai chiuso trenta secondi fa.
Poi prendi la senape. La rimetti a posto. E chiudi. Fino alla prossima volta.

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