Lo vedi da lontano. Quel muro scuro, quasi nero, con le strisce verticali che sembrano lacrime di cemento. Sai già com'è. Lo sai perché ci sei passato cento volte, forse mille, e ogni volta hai detto "non lo toccare, è umido". E invece lo tocchi lo stesso.
Non è curiosità. Curiosità sarebbe se non lo sapessi. Questo è qualcos'altro. È come quando apri il frigo anche se non hai fame, o controlli il telefono anche se nessuno ti ha scritto. Un rito senza senso, un gesto che fai per confermare che il mondo è ancora lì, esattamente come l'hai lasciato. Umido. Freddo. Leggermente disgustoso.
E poi c'è quella frazione di secondo dopo il contatto, quando il cervello dice "te l'avevo detto" e la mano resta sospesa a mezz'aria come se non fosse colpa sua. Perché in fondo, in fondo, c'è qualcosa di confortante nel toccare qualcosa di reale, anche se è sgradevole. Almeno non scorre, non si aggiorna, non ti chiede di accettare i cookie. È solo umido. E tu sei solo tu.

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Moderazione umana, firma anonima accettata. Per favore, niente insulti né maiuscole compulsive.
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