Se stavi cercando un'altra notizia su Trump, l'AI che ti spia o il petrolio che sale, questa non è per te. Qui parliamo di qualcosa di raro: una buona notizia. Anzi, una notizia da cui potrebbe dipendere il fatto che il tuo telefono si carichi tra vent'anni senza farti sentire in colpa per il pianeta.
Francesco Sciortino, fisico italiano co-fondatore e CEO di Proxima Fusion, ha una missione semplice: replicare il Sole dentro una macchina a Monaco di Baviera. E non lo dice con la voce tremante del cattivo di un film Marvel, ma con l'entusiasmo di chi sa che la sua "macchina stupida" — come lui la chiama — potrebbe davvero cambiare le carte in tavola.
La "macchina stupida" vs la "bestia"
Nel mondo della fusione nucleare ci sono due scuole: i tokamak e gli stellarator. I primi sono come quella macchina da caffè che hai in ufficio: funziona, ma devi stare sempre lì a controllarla, altrimenti esplode il caffè ovunque. Sciortino li definisce una "bestia". Gli stellarator, invece, sono più complicati da costruire — la forma è contorta come le scuse che dai quando arrivi in ritardo — ma una volta accesi sono una "piccola gatta": docili, stabili, prevedibili.
"Uno stellarator è oggettivamente difficile da progettare, oggettivamente difficile da costruire. Ma se ci riesci, è una macchina stupida... proprio come un forno a microonde", ha dichiarato Sciortino al BBC. Immagina: apri, infili l'idrogeno, premi il tasto, e fuori esce energia pulita per una città. Senza carbonio, senza scorie per milioni di anni, senza doversi scusare con Greta.
400 milioni di euro e un sogno italiano
Proxima Fusion è nata nel 2023 come spin-off del Max Planck Institute di Monaco, dove dal 2015 gira il W7-X: il più avanzato stellarator del pianeta, costato 1,3 miliardi di euro e capace di raggiungere tutti gli obiettivi prefissati (cosa rarissima nella ricerca fondamentale, dove di solito il 90% del budget finisce in PowerPoint).
Sciortino e il suo team — tra cui altri italiani come Nicolò Riva e Andrea Merlo — hanno già raccolto 400 milioni di euro dalla Baviera e puntano a oltre un miliardo dal governo federale tedesco. L'obiettivo? Costruire Alpha, il primo stellarator in grado di produrre energia netta in modo continuo, entro il 2031. E nei prossimi anni, magari, la centrale Stellaris.
L'Europa (e l'Italia) contro tutti
C'è un detto nel mondo della fusione: "è sempre a 20 anni di distanza". Ma Sciortino non ci sta: "le cose hanno cominciato a cambiare dalla fine dello scorso secolo". L'Europa ha investito più di chiunque altro in questa tecnologia, e oggi ha strutture di confinamento magnetico in quantità esponenzialmente superiori al resto del mondo. Gli USA hanno un solo tokamak; l'Europa ne ha diversi, più il W7-X.
Il vero vantaggio? L'automazione computazionale dell'ingegneria. Come in Formula 1, Proxima simula tutto prima di costruire, tagliando tempi e costi. E la Germania ha 550.000 tornitori CNC contro i 350.000 di tutti gli Stati Uniti — fondamentali per quei magneti d'acciaio di precisione assurda.
La sfida finale non è più scientifica: è burocratica. Sciortino chiede normative più agili, come negli USA, per non perdere il vantaggio europeo. Perché se la fusione funziona, non è solo una vittoria della scienza. È la fine della scusa "non posso ricaricare l'auto perché il nucleare fa paura".
E se ci riesce un italiano a Monaco, forse meritiamo di più fiducia.
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